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Problemi e considerazioni di competenza ANESTESIOLOGICA NEI PAZIENTI TESTIMONI DI GEOVA |
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| Anna
L. Harris, M.D. and Thomas P. Engel,
M.D.
Department of Anesthesiology, Loma Linda University School of Medicine,
Loma Linda, California.
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Introduzione
La cura del paziente
Testimone di Geova presenta complessi problemi etici, legali e medici. Il
paziente Testimone di Geova può prontamente aver bisogno di cure mediche,
sia in elezione sia in emergenza, e accetterà tutti gli aspetti del
trattamento, a parte le trasfusioni. Questo rifiuto del sangue o degli
emoderivati, che include il sangue intero, emazie concentrate, bianchi
concentrati, piastrine, plasma ed autotrasfusioni di sangue predepositato,
crea un frustrante dilemma per il medico, dato che una procedura di
routine e potenzialmente salvavita è inaccettabile per il paziente (1).
L’anestesista è particolarmente coinvolto dato che è il responsabile della
gestione delle trasfusioni intraoperatorie. Questo articolo
fornirà una breve storia dei Testimoni di Geova e delle loro
giustificazioni religiose nel rifiutare le trasfusioni, discuterà alcuni
dei principi etici in conflitto fra medici e pazienti Testimoni di Geova,
menzionerà alcune regole e definizioni legali pertinenti e significative,
e presenterà metodi e tecniche utilizzate dagli anestesisti per superare
la sfida presentata dall’eliminazione della trasfusione come opzione
chirurgica. I
Testimoni di Geova
I Testimoni di
Geova sono una religione cristiana i cui seguaci credono che la Bibbia sia
la vera parola di Dio (2). I Testimoni sorsero come un piccolo gruppo
di studio della Bibbia guidato da Charles T. Russel negli ultimi anni del
1870 vicino a Pittsburgh, Pennsylvania. Originariamente chiamati "Studenti
Internazionali della Bibbia" o "Russelliti", presero il nome attuale,
adottato nel 1931, dal versetto della Bibbia: "Voi siete i miei Testimoni,
dice il Signore (Geova), e i miei servitori che Io ho scelto." (Isaia
43:10). Gli insegnamenti di Charles Russel furono diffusi attraverso
la distribuzione della rivista ufficiale del gruppo, ora conosciuta come
"la Torre di Guardia" ("The Watch Tower") la cui pubblicazione cominciò
nel 1879. I gruppi dei Testimoni proliferarono attraverso il paese e nel
1881 furono fondate la "Watch Tower Bible" e la "Tract Society". Dal 1909
la società è diventata un’organizzazione internazionale e Russel spostò il
suo quartier generale nel Brooklyn Tabernacle, a New York. Oltre che con
la "Torre di Guardia", i Testimoni diffondono il loro credo attraverso
prediche per le strade e visite porta-a-porta, una pratica continuata fino
ad oggi. Al momento attuale, il numero dei membri sparsi per il mondo si
avvicina a cinque milioni (circa sei milioni nel 1999 - n.d.r.), di cui
almeno un milione negli Stati Uniti. (3) I Testimoni di
Geova hanno sempre basato le loro convinzioni sull’interpretazione
letterale della Bibbia. Essi credono che ogni speranza di vita eterna o di
salvezza venga persa se essi non aderiscono strettamente ai dettami
biblici. Al riguardo, i Testimoni di Geova sono profondamente legati ai
dettami del loro credo, che includono il rifiuto delle trasfusioni di
sangue. Il dettame dei Testimoni che la trasfusione di sangue violi la
legge di Dio fu stabilito nel 1945 ed è basato sui seguenti passaggi della
Bibbia. (4) "Ogni animale che
si muova e che sia vivo può servirvi da cibo. E così nel caso della verde
vegetazione, Io ti do tutto questo. Solo la carne con il suo spirito –il
suo sangue- tu non puoi mangiare". (Genesi 9:3,4) "E verso ogni uomo
della casa di Israele o per ogni straniero che vi abiti come colui che ci
abiti come straniero nel suo mezzo, che mangi ogni sorta di sangue, Io
rivolgerò via il mio viso contro quell’anima che mangi del sangue, e lo
taglierò via dal mio popolo." (Levitico 17:10-16) "Lo Spirito Santo e
noi stessi abbiamo stabilito di non aggiungervi altri obblighi, eccetto
quelle cose necessarie, come l’astenersi da ciò che è stato sacrificato
agli idoli e dal sangue e da ciò che è stato strangolato e dalla
fornicazione. Se voi vi terrete lontani da ciò prospererete." (Atti
15:28,29) A prescindere
dalle circostanze d’elezione o d’urgenza, il Testimone di Geova crede che
l’ingiunzione biblica riguardo il sangue contempli anche il sangue umano,
e che la trasfusione di sangue attraverso le vene sia equivalente al
"mangiare". (5,6) Anche l’uso del proprio sangue, raccolto e
depositato in una banca del sangue in preparazione di un intervento
chirurgico programmato, è vietato. (7,8) Il dilemma etico
è ovvio: i medici sono spinti a preservare e prolungare la vita al meglio
delle loro abilità e giudizi, ma, nel caso del paziente Testimone di
Geova, è loro vietato il ricorrere all’unico trattamento che può essere
necessario a salvare la vita. Il medico può quindi naturalmente trovarsi a
combattere una dura lotta con la propria coscienza, quando gli viene
richiesto di assistere e di permettere ad un paziente di morire anche se è
convinzione certa del medico che il paziente possa sopravvivere se gli
fosse praticata una trasfusione. Da parte del
Testimone di Geova, la trasfusione di sangue è una violazione della parola
di Dio ed è un peccato grave quanto l’idolatria o una condotta sessuale
immorale. Il rifiuto dei Testimoni all’accettare una trasfusione è basato
sull’obbedienza ad una "più alta autorità" e sulla convinzione che il loro
rapporto con Dio sia messo in pericolo. (9) Quale è il beneficio per il
Testimone se, come Gardner El et al. hanno puntualizzato, "la loro
malattia corporea è curata ma la loro vita spirituale con Dio, come loro
credono, è compromessa, cosa che porta ad una vita senza significato e
forse peggiore della morte stessa?".(10) Aspetti
legali Da un punto di vista legale, l’interpretazione del tribunale del diritto del paziente di rifiutare o accettare un trattamento è basata sulla legge comune, e perciò è un processo in evoluzione e cambiamento. (11) Le determinazioni delle corti diventano talvolta confuse da fattori come la mancanza di competenza, a seconda che vengano prese in considerazione bambini, minori o situazioni d’emergenza. Il caso simbolo
che ha confermato il diritto di un adulto competente di rifiutare un
trattamento avvenne nel 1914 nel caso "Schloendorff contro la Società
degli Ospedali di New York".(12) In questo caso, una donna acconsentì ad
un esame sotto anestesia ma rifiutò il consenso ad ogni procedura
operativa. Una volta sotto anestesia, tuttavia, fu effettuata una
procedura operativa. Inoltre, fu scoperto postoperativamente che la donna
riportò un danno al plesso brachiale risultante in intenso dolore ed un
eventuale amputazione di alcune dita. Benché la donna perdesse la causa
perché l’ospedale era un’organizzazione caritatevole e quindi immune da
responsabilità, il giudice che presiedeva al caso stabilì che "Ogni essere
umano adulto e capace di intendere e di volere ha il diritto di decidere
che cosa deve essere fatto del proprio corpo." È questo il caso
che stabilì la premessa sottostante al consenso informato ed al diritto di
scelta del paziente. Assieme al diritto del cittadino degli Stati Uniti di
libertà di religione, un paziente Testimone di Geova adulto e competente
ha il diritto, difeso dalla legge, di rifiutare la trasfusione, anche se
il risultato di tale rifiuto potrebbe essere la morte. Appare quindi che i
punti chiave nel diritto del paziente a rifiutare un trattamento salvavita
sono la "competenza" e "l’età adulta". Secondo il dr.
Phil Fontanarosa ed il dr. Gary Giorgio del Northeastern Ohio Universities
College of Medicine in Akron, un paziente può essere incapace di prendere
una decisione competente se ha: 1.Segni vitali anormali o
instabili. 2.Stato mentale alterato
3.Giudizio evidentemente
alterato come per un danno o una malattia del sistema nervoso
centrale. 4.Ogni segno di
intossicazione alcolica o da farmaci. Se lo stato
mentale di un paziente è normale, il medico dell’Ohio consiglia di
eseguire il test di Schiller: "Il paziente è intellettualmente in grado di
capire la condizione, la natura e l’effetto del trattamento proposto?". Se
le risposte son tutte dei "sì" il paziente è considerato cognitivamente
competente. Se no, il medico potrebbe affidarsi ad un altra persona in
grado di decidere – in genere il coniuge del paziente, un figlio adulto, o
altri parenti stretti od amici. (13) Inoltre,
l’argomentazione che il paziente che rifiuti la trasfusione sia quindi un
suicida, e perciò non competente, è una posizione non sostanziata e
generalmente non un punto fermo. Il paziente Testimone di Geova vuole
vivere e ricerca trattamenti medici che gli permettano di vivere. Infatti,
la loro religione attualmente proibisce il suicidio allo stesso modo delle
trasfusioni. Nonostante il
precedente Schloendorff, ci sono molti procedimenti giudiziari dove il
diritto di un paziente a rifiutare un trattamento fu superato
dall’interesse dello stato al benessere del paziente. Per esempio, nel
caso "Raliegh Fitkin-Paul Morgan Memorial Hospital contro Anderson", la
corte ordinò una trasfusione di sangue in una donna gravida per salvare
sia la vita della madre sia quella del feto. (15) nel caso "Powell contro
Columbia Presbyterian Medical Center", il tribunale ordinò una trasfusione
in una donna "competente" con figli minori, ritenendo che , nel caso la
donna fosse morta, i figli sarebbero potuti diventare a carico dello
stato, e quindi porre un indebito carico allo stato stesso. (16) Riguardo alla
definizione di minore, un individuo è generalmente considerato troppo
giovane per prendere decisioni riguardo se stesso se di età inferiore ai
18 anni; tuttavia, possono essere fatte eccezioni per i "minori
autosufficienti" e i "minori emancipati". Per il Codice Civile della
California, sezione 34.6, un minore autosufficiente è chi ha un’età di 15
anni o più e: 1.Vive separato e diviso dai
suoi parenti o custodi legali, sia con sia senza il consenso o il muto
assenso dei genitori o dei custodi legali. 2.Gestisce i propri affari
finanziari, a prescindere dalla fonte di reddito. (17)
Sotto la sezione 62
del Codice civile della California, un minore emancipato è ogni persona
sotto i 18 anni di età che: 1.Ha contratto regolare
matrimonio, a prescindere dal fatto che tale matrimonio sia stato o no
dissolto. 2.Sia in servizio attivo in
una qualsiasi delle forze armate degli Stati Uniti d’America, o
3.Abbia ricevuto una
dichiarazione di emancipazione secondo la sezione 64 del Codice Civile
della California. Nelle loro
decisioni riguardanti i minori, i tribunali hanno ordinato trasfusioni in
bambini in situazioni pericolose per la vita a dispetto delle obiezioni
dei loro genitori o tutori legali.(19) I tribunali hanno argomentato che
il principio legale della "parens patriae" obblighi lo stato ad assumere
un interesse prevalente riguardo la salute e il benessere dei propri
cittadini. Di conseguenza, lo stato esercita un controllo sul trattamento
dei bambini maggiore di quello sugli adulti. Il caso miliare concernente
un bambino minore più frequentemente citato nei casi successivi fu il caso
"Prince contro lo stato del Massachusetts" nel 1944. (20) Il caso non
riguardò una trasfusione di sangue, ma nel verdetto, la Corte Suprema
stabilì il seguente: "I genitori sono
liberi di diventare essi stessi dei martiri. Ma non ne consegue che essi
in identiche circostanze siano liberi di fare martiri i propri figli,
prima che questi ultimi abbiano raggiunto l’età della piena e legale
maturità, quando potranno prendere decisioni riguardo se stessi." In circostanze nelle
quali appaia che "la vita (del minore) non è immediatamente messa in
pericolo dalle sue condizioni fisiche", il tribunale ha generalmente
stabilito che "lo Stato non ha un interesse di sufficiente peso da
oltrepassare le credenze religiose dei genitori precludenti un trattamento
medico." (21) Per quanto
riguarda un adulto non competente, viene generalmente applicato lo stesso
ragionamento che è stato steso riguardo ai minori incapaci di prendere
decisioni riguardo se stessi. Appare che quando una procedura d’urgenza,
come una terapia trasfusionale, è necessaria per salvare le vita di un
paziente non competente, il tribunale ha prevalentemente stabilito che il
medico ha il diritto legalmente riconosciuto di procedere anche contro le
obiezioni dei familiari o dei cari del paziente.(22,23) Fisiologia
dell’anemia Comprensibilmente,
la cura dei Testimoni di Geova presenta una serie di sfide per
l’anestesista, prima fra tutte la proibizione delle trasfusioni di sangue.
Sorge spontanea la domanda: che vantaggi comporta la trasfusione di
sangue? La trasfusione
di sangue è principalmente intesa ad aumentare la capacità di trasporto
arterioso di ossigeno, e non ad aumentare il volume intravascolare. Benché
sia i cristalloidi sia i colloidi siano utili per mantenere il volume
intravascolare e siano accettati dai Testimoni di Geova, essi aumentano
solo di poco il contenuto di ossigeno. (24) Il contenuto di ossigeno è
essenziale nella gestione perioperatoria, benché molti pazienti sani
possono tollerare bassi livelli di emoglobina senza una diminuzione
misurabile del trasporto di ossigeno ai tessuti. Qui di seguito vi è un
breve riassunto del trasporto di ossigeno e dei meccanismi compensatori di
una sua diminuzione. Il contenuto arterioso di ossigeno
(CaO2) è la
somma della quantità di ossigeno trasportato dall’emoglobina (Hb) e della
quantità di ossigeno disciolto nel plasma. Il contenuto di
O2 (ml/100 ml di sangue) è quindi = 1,39 x Hb
x SatO2 + 0.0031
x PaO2, dove SatO2 è la saturazione di
emoglobina con ossigeno e PaO2 la pressione parziale
arteriosa dell’ossigeno. (25) Il normale contenuto arterioso di ossigeno è
di 20 ml/100 ml di sangue. L’ossigeno disciolto, 0,3 ml/100 ml di sangue,
normalmente è solo l’1,5% del contenuto di ossigeno totale. Una diminuzione del 33% dell’Hb da 15
fino a 10 g/dl determina una proporzionale diminuzione del contenuto
arterioso di ossigeno, tuttavia aumentare la PaO2 sopra i 100 mmHg ha
un piccolo effetto nell’aumentare il contenuto di ossigeno. In un paziente
anemico che respiri ossigeno al 100%, la porzione di ossigeno disciolto
(0.0031 x PaO2) può
rappresentare una percentuale molto più alta del contenuto di ossigeno
totale. Se c’è una diminuzione nella massa dei globuli rossi, come per una massiva perdita ematica chirurgica o una sottostante anemia, come viene mantenuta l’ossigenazione tissutale? L’organismo possiede dei meccanismi ben conosciuti per compensare la ridotta disponibilità d’ossigeno. (Tab.1)
Uno dei meccanismi principali è un
aumentato flusso ematico tissutale, che migliora la fornitura di ossigeno
agli organi senza un aumento del lavoro cardiovascolare o delle richieste
di ossigeno. Come l’ematocrito (HCT) si abbassa, diminuisce la viscosità
ematica ed aumenta il flusso sanguigno nel microcircolo, e come risultato
si ha un volume di sangue maggiore per compensare il diminuito contenuto di ossigeno. Per
esempio, in un maschio adulto sano con un volume ematico stabile, un
cambiamento nell’HCT da un normale 45% ad un 30% determinerà un’aumentata
gittata cardiaca ma un lavoro cardiovascolare inalterato. Tuttavia, se l’HCT
continua a scendere fino al 25% o meno, entrano in gioco fattori
compensatori addizionali. Questi includono un aumento nell’estrazione di
ossigeno e uno spostamento della curva di dissociazione dell’emoglobina.
(26) La curva di dissociazione dell’emoglobina
(Diagramma 1) descrive la relazione fra la SatO2 e la
PO2. La P50
sulla curva di dissociazione rappresenta la pressione parziale di ossigeno
alla quale l’emoglobina è saturata al 50%. La P50 di un’emoglobina normale
adulta è 26 mmHg. Spostamenti della curva a destra rappresentano un
aumento della P50 e una diminuzione dell’affinità dell’emoglobina per
l’ossigeno. Cambiamenti metabolici che comportano uno spostamento a destra
sono l’acidemia, l’ipertermia e l’anemia, ed un aumento del
2,3-difosfoglicerato negli eritrociti. (27) Riassumendo, la vasodilatazione tissutale, l’aumento dell’estrazione di ossigeno e lo spostamento a destra della curva di dissociazione contribuiscono tutti nel mantenere l’ossigenazione tissutale.
Gestione
Anestesiologica. Fatta salva
l’importanza della capacità del sangue di trasportare ossigeno, qui di
seguito viene esposta una serie di tecniche e metodologie a disposizione
dell’anestesista per portare a termine con successo un’operazione
rispettando la scelta dei Testimoni di Geova di non utilizzare
sangue. Le cure
anestesiologiche cominciano con i preparativi preoperatori, con la
discussione fra il paziente, la sua famiglia, e l’équipe chirurgica.
Questo include l’esame di tutte le opzioni per identificare le preferenze
o le avversioni del paziente. Una volta che tutte le parti in causa hanno
raggiunto un accordo sulla gestione medica, il medico è tenuto eticamente
e legalmente ad aderire alle limitazioni che sono state imposte dal
paziente, specialmente nel caso del rifiuto di una trasfusione di sangue
da parte di un Testimone di Geova. Allo stesso
tempo, il medico e la struttura ospedaliera dovrebbero assicurarsi che il
paziente Testimone di Geova abbia firmato un consenso che attesti
la richiesta di non trasfondere in ogni circostanza. Molti Testimoni di
Geova sono a conoscenza, e talvolta lo portano essi stessi, di moduli
standard di consenso come quello sviluppato dalla California Association
of Hospitals and Healt Systems, "Rifiutare il Consenso alla Trasfusione di
Sangue". (28) Il documento è stato riconosciuto avere valore legale e
avere valore protettivo nel caso di procedimenti per negligenza come
stabilito dalla Corte Suprema. (29) In circostanze normali, la preparazione standard all’intervento potrebbe anche includere la pratica di conservare il sangue del paziente per usarlo nel caso dell’intervento, tuttavia i Testimoni di Geova non accettano la trasfusione autologa del sangue predepositato. (30) Come alternativa, per elevare al massimo i livelli di emoglobina, il paziente può essere sottoposto ad un regime di terapia marziale orale per 3-4 settimane prima dell’intervento. (31) Intraoperatoriamente,
minimizzare il consumo di ossigeno e massimizzare il trasporto di ossigeno
ai tessuti sono fattori che aiutano a ridurre la dipendenza dalle
trasfusioni. A tal fine, le tecniche che possono essere impiegate
includono l’emodiluizione acuta normovolemica, l'emorecupero, l'anestesia
ipotensiva, e l’ipotermia deliberata. Nessuna tecnica potrà essere
soddisfacente, tuttavia, se il chirurgo non dedicherà una scrupolosa
attenzione a minimizzare le perdite di sangue operatorie e ad assicurare
l’emostasi. L’emodiluizione
acuta normovolemica (ANH) è un metodo che riduce, o può anche
eliminare, la necessità di trasfusioni di sangue durante gli interventi.
L’ANH è stata usata in pazienti di tutte le età per differenti procedure,
incluse, ma non solo: chirurgia ginecologica, ortopedica, craniofacciale,
cardiotoracica, e neurochirurgia. Inoltre, questa tecnica è stata usata in
interventi su pazienti con emogruppi rari, o in pazienti che desideravano
evitare i rischi inerenti talvolta associati con le trasfusioni di sangue
come epatiti e AIDS. L’ANH può essere eseguita utilizzando sia sangue
venoso sia sangue arterioso e deve essere completata prima dell’intervento
chirurgico, dato che una perdita ematica chirurgica durante
un’emodiluizione può dare luogo ad un’ipovolemia acuta. (32,33) Inoltre,
l’ipovolemia può interferire con la tendenza dell’organismo ad aumentare
la gittata cardiaca, che è il principale meccanismo compensatorio contro
il ridotto contenuto di ossigeno ematico. Infine, con una ridotta quantità
di emoglobina e la risultante diminuzione nella disponibilità di ossigeno,
è importante monitorare la perfusione, i cambiamenti dell’HCT, e lo stato
volemico del paziente. La quantità di sangue che può essere rimossa
durante un’emodiluizione è determinata dalla formula seguente: V = EBV x
(HCTi- HCTf) /HCTav Dove V = quantità del sangue rimosso, EBV = volume
ematico stimato, HCTi = ematocrito iniziale, HCTf = ematocrito finale, e
HCTav = media fra HCTi e HCTf.(34) Una moderata emodiluizione si ha
con un HCTf fra 20 e 25%. Una severa emodiluizione può significare
un HCTf del 20% o meno.(35) Un vantaggio dell’emodiluizione è che,
intraoperatoriamente, il sangue perso conterà poche emazie. Anche se
l’emodiluizione riduce la capacità del sangue di trasportare ossigeno
diminuendo i livelli di emoglobina, il trasporto di ossigeno ai tessuti
può essere mantenuto grazie alla diminuita viscosità ematica ed
all’aumentato flusso sanguigno testuale. I Testimoni di Geova non
accettano il sangue conservato in nessun caso, tuttavia, l’adattare il
processo di emodiluizione per effettuare un continuo prelievo e
reinfusione, è in genere accettato dai Testimoni di Geova.(37) Questo
adattamento è stato effettuato flebotomizzando il paziente da un catetere
venoso centrale o da un vaso periferico di grande diametro con un
drenaggio per gravità fino ad un’appropriata sacca di recupero
(appropriata nel senso che il paziente ritenga che il suo sangue fa ancora
parte del suo sistema circolatorio). I fluidi di reintegro possono
essere sia cristalloidi sia colloidi. Se vengono usati cristalloidi, il
reintegro si effettua con 3 ml. di cristalloidi per ogni ml. di sangue
raccolto. Se vengono usati colloidi, in genere è sufficiente un rapporto
di 1 a 1. Il principale svantaggio dei cristalloidi, e la ragione per cui
si utilizza un rapporto maggiore, è la rapida ridistribuzione del fluido
nello spazio interstiziale, con la conseguente diminuzione del volume
vascolare. Lo svantaggio dei colloidi è che sono molto più costosi e
possono essere associati con coagulopatie. Tuttavia, possono fornire
un’emodinamica più stabile. L’albumina è un colloide che può essere usato
in emodiluizione, ma non è accettato dalla maggior parte dei Testimoni di
Geova perché derivata da plasma umano. (38) Bisognerebbe notare che
una giudiziosa gestione del sangue autologo è imperativa nel paziente
Testimone di Geova dato che una trasfusione prematura potrebbe depauperare
l’unico deposito disponibile di sangue. Si può considerare prudente
rinunciare al sangue finché permane il sanguinamento chirurgico. Tutto
considerato, questa tecnica può essere usata con successo sia nei bambini
sia negli adulti, e se usata assieme ad un’anestesia generale ed ad una
moderata ipotermia, minimizzerà o preverrà il bisogno di trasfusioni di
sangue. Un’alternativa
all’emodiluizione accettabile per qualche paziente Testimone di Geova è
l’utilizzo di dispositivi di aspirazione con emorecupero. Questi
dispositivi aspirano il sangue dal paziente, lo filtrano o lo
centrifugano, e reinfondono le emazie così trattate. Per quanto riguarda
il paziente Testimone di Geova, questo può soddisfare la condizione di un
circuito continuo di recupero del sangue, ed è una tecnica utile anche per
la chirurgia a cuore aperto. Questa tecnica intraoperatoria di risparmio
di sangue è generalmente efficace se si prevede una perdita superiore alle
2 unità- (39) Le complicazioni associate all’uso di questi dispositivi
includono disturbi della coagulazione e reazioni emolitiche.(40) L’ipotensione
deliberata, o anestesia ipotensiva, è una tecnica usata
intraoperatoriamente che aiuta a minimizzare le perdite disangue
chirurgiche, riducendo perciò il bisogno di trasfusioni di sangue. Può
essere applicata con le dovute cautele con sicurezza in molti pazienti,
inclusi i bambini, e per varie procedure chirurgiche. (41,42)
L’indicazione all’ipotensione deliberata e la decisione di usare questa
tecnica dovrebbe essere discussa in precedenza fra il chirurgo e
l’anestesista. La tecnica consiste di un abbassamento controllato della
pressione arteriosa, ed è definita come una riduzione della pressione
sistolica fra 80-90 mmHg. Una definizione alternativa è una diminuzione
della pressione arteriosa media (MAP) a 50-70 mmHg in un paziente
normoteso. (43) Le controindicazioni all’ipotensione deliberata
includono le condizioni che sono associate con l’ipossiemia come le
malattie cardiovascolari e l’anemia severa. Altre patologie
cardiovascolari, come lo scompenso cardiaco congestizio e l’ipertensione
male controllata, precludono l’uso dell’anestesia in ipotensione. Aumenti
della pressione intracranica e la coesistenza di patologie del sistema
nervoso centrale sono ulteriori controindicazioni. L’anestesista
deve essere attento a speciali considerazioni fisiologiche nel corso di
un’ipotensione deliberata. Nel sistema nervoso centrale, la circolazione
cerebrale deve essere mantenuta entro valori tali da assicurare e fornire
al cervello una sufficiente ossigenazione, per prevenirne l’ischemia. I
valori di pressione arteriosa dovrebbero essere mantenuti su livelli fra
50-70 mmHg, anche se un altro metodo di determinarne l’intervallo è
ridurre la pressione arteriosa di non più di 30-40 mmHg al di sotto dei
normali valori del paziente. (44) A livello del sistema
respiratorio, l’ipotensione deliberata influenza gli scambi respiratori
aumentando lo spazio morto alveolare e lo shunt intrapolmonare. Perciò, è
necessario un frequente monitoraggio dell’emogasanalisi, assieme ad una
ventilazione controllata, per mantenere il paziente in normocapnia. (45)
A livello del sistema cardiovascolare, il diminuito flusso ematico
al cuore durante l’ipotensione deliberata può precipitare un’ischemia nei
pazienti con funzionalità coronarica alterata. Tuttavia, in pazienti con
miocardio normale, eventi ischemici sono non comuni.(46) A livello
renale, l’ipotensione deliberata può ridurre il flusso ematico renale,
riducendo quindi la perfusione. È necessario un monitoraggio del flusso
urinario per assicurare un flusso renale sufficiente. Una produzione di
urine misurata fra 0,5 e 1 cc per chilo di peso per ora testimonia
un’adeguata perfusione.(47) L’ipotensione deliberata è indotta o
effettuata con una varietà di agenti farmacologici e supplementi non
farmacologici. Benché ci siano altre tecniche, gli agenti farmacologici si
possono generalmente dividere in due categorie: vasodilatatori e agenti
inalatori. I tre vasodilatatori più comunemente usati sono: il
nitroprussiato di sodio (SNP), la nitroglicerina (NTG), e il
trimetofano.(48, 49) SNP – il nitroprussiato di sodio agisce come un
rilassante della muscolatura liscia vasale, ed ha una rapida insorgenza
d’effetto, ma breve durata d’azione. Agisce prevalentemente sui vasi
arteriolari e venosi, ma senza effetti significativi sul miocardio.
Bisogna usare molta attenzione nella sua somministrazione a causa della
sua potenza, della tossicità da ione cianidrico, degli effetti collaterali
cardiovascolari, e dell’ipertensione di rimbalzo. All’interno dei dosaggi
consigliati, si può avere tachicardia, contrastabile con agenti
betabloccanti a basse dosi. NTG – la nitroglicerina riduce la pressione
sanguigna rilasciando la muscolatura liscia delle pareti venose, e, come
il SNP, ha un’azione ad insorgenza rapida ma di breve durata. La NTG è
meno tossica che il SNP e presenta meno ipertensioni di rimbalzo alla
sospensione dell’infusione IV. Tuttavia, è più difficile regolare
finemente il grado di ipotensione con la NTG dato che è meno potente del
SNP nella sua capacità di ridurre la pressione
sanguigna.
Trimetofano – il trimetofano causa ipotensione attraverso il blocco
gangliare e un’azione vasodilatatrice diretta. Possiede anche una breve
durata d’azione e permette uno stretto controllo della pressione
sanguigna. I suoi svantaggi includono l’effetto collaterale della
midriasi, che può ritardare per ore l’esaminazione e l’acquisizione di
informazioni neurologiche attendibili. Gli agenti inalatori, o anestetici
volatili, comunemente usati includono l’alotano, l’isoflurano e
l’enflurano. La concentrazione dell’agente anestetico volatile produce una
diminuzione dose-dipendendente nella pressione arteriosa media. L’alotano,
e in minor grado, l’enflurano, causano la diminuzione pressoria
principalmente causando una depressione miocardica assieme ad una
diminuzione nella gittata cardiaca. L’isoflurano esercita il suo effetto
ipotensivo diminuendo le resistenze sistemiche vascolari. Questi agenti
devono essere supplementati con altre tecniche farmacologiche a causa
della tendenza a "sovra-anestetizzare" e alla difficoltà nell’interrompere
rapidamente l’ipotensione prodotta.(50) Per indurre un’ipotensione
controllata si possono usare anche l’anestesia spinale ed epidurale.
Sfortunatamente, queste tecniche richiedono l’infusione di grandi quantità
di fluidi IV e l’ipotensione deliberata può essere erratica e di difficile
controllo. (51) Due tecniche non farmacologiche che possono essere
d’aiuto nell’ottenere i desiderati livelli di ipotensione sono i
cambiamenti nella posizione del corpo e nella ventilazione controllata
meccanicamente. L’ultima tecnica
discussa, l’ipotermia deliberata, è l’abbassamento controllato
della temperatura corporea con lo scopo di ridurre la richiesta metabolica
di ossigeno. È stata usata per produrre una significativa riduzione di
consumo di ossigeno in pazienti Testimoni di Geova.(52,53) La diminuzione
del consumo di ossigeno è all’incirca del 7% per ogni diminuzione di un
grado C nella temperatura. In genere è scelto come target una temperatura
centrale di 30-32 gradi C, dato che a questi livelli le complicazioni
cardiache sono minime anche se il consumo di ossigeno è significativamente
ridotto. (54) L’ipotermia può essere ottenuta: 1) abbassando la
temperatura della sala operatoria a circa 15-20 C°, 2) usando materassini
raffreddanti, 3) eliminando l’isolamento, 4) riducendo la temperatura dei
fluidi IV.(55) Con questa tecnica bisognerebbe utilizzare agenti bloccanti
neuromuscolari e un supporto respiratorio, per minimizzare il consumo di
ossigeno dovuto al brivido.Alcuni effetti dell’ipotermia sulla funzione
degli organi sono: 1. nel sistema cardiovascolare, aumentate resistenze
sistemiche, 2. a livello del sistema nervoso centrale, diminuzione del
consumo di ossigeno cerebrale, e 3. ematologicamente, un aumento nella
viscosità ematica.(56) L’ultimo effetto può essere superato con
l’emodiluizione. Come detto precedentemente, è imperativo che l’équipe chirurgica faccia ogni sforzo per minimizzare le perdite di sangue ed assicurare l’emostasi nel paziente Testimone di Geova. Esiste una varietà di agenti farmacologici che possono essere usati per eliminare o diminuire il bisogno di trasfusioni. La desmopressina (DDVP) è un analogo sintetico dell’ormone antidiuretico che aumenta i livelli dell’attività del fattore VIII e del fattore di von Willebrand.(57) Essa è stata usata efficacemente nei Testimoni di Geova, sia intraoperativamente sia postoperativamente, per migliorare l’emostasi e ridurre le perdite ematiche.(58) L’acido epsilon-aminocaproico, che è un altro agente emostatico, e agenti piastrinoprotettivi come l’aprotinina e la prostaciclina, sono potenziali terapie in pazienti con problemi di sanguinamento, dove il risparmio di sangue è una priorità.(59) Inoltre, la produzione di sangue può
essere aumentata con l’eritropoietina umana ricombinante, un
fattore di crescita glicoproteico che stimola l’eritropoiesi. L’uso
dell’eritropoietina è stato documentato in diverse circostanze, nelle
quali è stata usata con successo in pazienti Testimoni di
Geova.(60,61) Infine, sono in
corso di sviluppo sostituti degli eritrociti che potrebbero essere
usati per trasfondere Testimoni di Geova, tuttavia, essi sono generalmente
limitati ai perfluorocarburi (PFC), dato che l’emoglobina libera da
residui stromali è purificata da sangue conservato "scaduto", alternativa
inaccettabile per i Testimoni di Geova. La generazione iniziale di PFC fu
clinicamente un insuccesso a causa della loro limitata capacità di
trasportare ossigeno, eccezion fatta per i pazienti da sottoporre ad
angioplastica percutanea. Fortunatamente, i PFC di seconda generazione
stanno mostrando capacità più promettenti.(62) Sommario Diverse sono le
tecniche e le alternative disponibili per l’anestesista per gestire al
meglio la scelta dei Testimoni di Geova di una gestione medica che escluda
l’uso di sangue e derivati. Tuttavia, l’eliminazione della trasfusione
come opzione chirurgica introduce la possibilità che il paziente possa
morire anche se esiste un mezzo per salvargli la vita. Di conseguenza, in
questo caso paradigmatico di ugualmente impellenti, ma differenti e
mutualmente escludentesi modi d’agire, esiste un conflitto di coscienza
fra il medico e il paziente Testimone di Geova. Una raccolta esaustiva
delle implicazioni etiche e una dettagliata analisi medicolegale può
essere trovata in articoli più approfonditi. (63,64) Tuttavia, è subito
chiaro che, prima dell’atto chirurgico, dovrebbero essere stabilite linee
di comunicazione fra il paziente Testimone di Geova, l’anestesista, il
chirurgo, l’amministrazione dell’ospedale ed il consiglio legale. Tale
dialogo dovrebbe fornire uno scambio dei problemi correlati, delle
motivazioni, e delle possibili complicazioni e stabilire uno spirito di
collaborazione e comprensione che potrebbe minimizzare un eventuale
conflitto ed escludere il bisogno dell’intervento del tribunale. A tal
fine, l’anestesista potrebbe procurarsi e leggere una copia della "Watch
Tower" pubblicata nel 1990 intitolata "Come Può il Sangue Salvarti la
Vita?"(65) Allo stesso tempo, i Testimoni di Geova dovrebbero comprendere
il dilemma etico e morale che ha luogo nel medico, così come il fatto che
la possibilità che il loro rifiuto ad accettare trasfusioni di sangue
possa portare ad un’aumentata richiesta di tempo e di spesa. Infine, se un
ospedale od un’altra struttura sanitaria prevede la possibilità di
somministrare cure in emergenza ai Testimoni di Geova, dovrebbe stabilire
un protocollo per tale trattamento per aiutare ad evitare ogni problema
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