|
STRATEGIE EMOCONSERVATIVE IN CHIRURGIA Lelio Mario Sarteschi - Andrea Pietrabissa - Gianni Biancofiore - Andrea Sagripanti - Franco Mosca | |||||
Sezione 1Sommario Introduzione Sezione 2Approccio multidisciplinare alla conservazione del sangue Sezione 3Conclusioni
|
SOMMARIO I possibili effetti negativi delle emotrasfusioni, i crescenti costi per disporre di sangue sicuro, il rischio di una seppur periodica carenza di sangue di donatore e il rifiuto per motivi religiosi delle trasfusioni, hanno portato allo sviluppo di metodiche emoconservative. In questo articolo desideriamo dimostrare come sia fondamentale un approccio multidisciplinare alla conservazione del sangue. PAROLE CHIAVE: trasfusioni perioperatorie; strategie emoconservative in chirurgia. INTRODUZIONE Le emotrasfusioni sono oggi sostanzialmente sicure. Persistono tuttavia diversi rischi, che schematicamente possiamo ricondurre a errori gestionali, reazioni acute, trasmissione di agenti infettivi noti e sconosciuti e complicanze immunologiche. Per analizzare i pericoli residui da emotrasfusione, è stato sviluppato nel 1996[i] un sistema di notifica dei principali eventi legati alle trasfusioni. In più di 24 mesi sono stati segnalati 366 casi, dei quali 191 (il 52%) erano episodi di "sangue errato somministrato al paziente". Indagini al riguardo hanno rivelato soprattutto errori di identificazione, iniziati spesso dal momento in cui il sangue è stato ritirato dalla banca del sangue. Si sono verificati 22 decessi, tra cui tre a motivo dell'incompatibilità ABO. Ci sono state inoltre 12 infezioni: quattro batteriche (di cui una mortale), sette di origine virale, ed un caso mortale di malaria. Le reazioni immunologiche sono state raccolte in cinque categorie (reazioni acute e ritardate, porpora post-trasfusionale, GVHD e insufficienza polmonare acuta collegata a trasfusione). La trasmissione di malattie infettive è ancora una fonte di preoccupazione. A fronte di una conoscenza sempre più approfondita dei virus noti, per i quali sono adesso disponibili test molto accurati, la sicurezza del sangue è continuamente minacciata da agenti infettivi sconosciuti [ii].[iii] Dopo la crisi dell’AIDS degli anni ’80, ogni nuovo agente infettante trasmissibile con le trasfusioni è guardato con grande apprensione[iv]. La situazione attualmente più preoccupante riguarda l’encefalopatia spongiforme o “morbo della mucca pazza”, dato che un esperimento inglese ha dimostrato la possibilità di infettare animali sani somministrando loro sangue di animali soggetti a CJD[v]. Le autorità sanitarie statunitensi e canadesi, hanno disposto in maniera cautelativa di non accettare sangue di donatori che abbiano visitato i paesi europei negli ultimi 10 anni. Un altro agente infettante sotto inchiesta è il cosiddetto TTV, un acronimo secondo alcuni indicante Transfusion Transmitted Virus, secondo altri derivante dalle iniziali del primo paziente deceduto per epatite fulminante in cui è stato individuato. La revisione della vastissima letteratura sull’argomento, seppur generalmente rassicurante circa il grado di patogenicità di tale virus, lascia un certo grado di apprensione, sia per il nesso di causalità dimostrato in alcuni lavori tra epatiti e presenza di TTV[vi] [vii] sia per l’evidenza di una maggiore aggressività di altri virus dell’epatite quando coinfettanti con il TTV, sia per l’associazione talora rilevata tra epatite da TTV e anemia aplastica[viii], sia per l’elevata diffusione di tale virus nella popolazione sana[ix]. Se dimostrasse una significativa patogenicità di tale agente, si dovrebbe aumentare a dismisura il numero dei soggetti da escludere per le donazioni. Si deve anche tener conto che la necessità di provvedere sangue più sicuro ha già comportato una selezione sempre più rigorosa dei donatori e un incremento dei costi del prodotto trasfusionale. La crescente diffusione di certe infezioni virali croniche (ad esempio l’epatite C) ha costretto le banche del sangue a dover respingere l’offerta di molti donatori. In una recente stima pubblicata si parla dell’esclusione di circa 500.000 donatori all’anno[x]. A questi dati si deve aggiungere la ridotta disponibilità alla donazione in certe regioni e stati del mondo, che associata alla incrementata richiesta per la chirurgia trapiantologica e per le patologie legate all’invecchiamento della popolazione, ha comportato una pericolosa riduzione delle scorte, specialmente in certi periodi dell’anno[xi]. Se non si prendono provvedimenti adeguati, si stima che per il 2020 vi sarà, solo negli USA, una carenza di sangue pari a 4 milioni di unità annue[xii]. Se l'esposizione a sangue allogenico causi clinicamente una immunosuppressione significativa rimane un oggetto di discussione[xiii]. Molti lavori hanno descritto un'associazione tra trasfusioni di sangue allogenico e precoce recidiva di cancro[xiv] [xv] [xvi] [xvii] e aumento del rischio di infezioni post-operatorie[xviii] [xix] [xx]. In uno studio è stato dimostrato l’incremento di reazioni infiammatorie e di mortalità nella chirurgia aortica[xxi]. L’aumento di incidenza delle infezioni post-operatorie è stata riscontrata in diversi tipi di chirurgia[xxii] [xxiii] [xxiv] [xxv]. Tali infezioni causano un significativo prolungamento dei giorni di degenza nelle unità di terapia intensiva[xxvi], con conseguente aumento dei costi[xxvii]. Poiché i costi delle trasfusioni di sangue allogenico derivano dalla somma dei costi diretti, di quelli indiretti a lunga scadenza e dei costi remoti che hanno origine dai trattamenti aggiuntivi e dalla prolungata ospedalizzazione, è stato stimato che l’evitare trasfusioni riduca i costi totali di trattamento in chirurgia addominale e ortopedica di circa $ 5000 per paziente[xxviii]. Il sangue è di solito somministrato come uno strumento salva-vita. Tuttavia, dai dati ottenuti da 16 rapporti relativi agli esiti di operazioni chirurgiche per le quali di solito si ricorre a trasfusioni effettuate su una serie di pazienti testimoni di Geova che non sono stati trasfusi, emerge che soltanto nello 0,5%-1,5% dei casi si è avuto un decesso legato ad anemia[xxix]. Questo pericolo derivante dal non trasfondere i pazienti deve essere confrontato con il costo, la morbilità e la mortalità che ci saremmo dovuti aspettare se questi pazienti fossero stati trasfusi. Infatti in uno studio in cui si è confrontata una strategia emotrasfusionale liberale con una strategia restrittiva è stato riscontrato che la mortalità generale durante il ricovero era significativamente inferiore nel gruppo con strategia restrittiva[xxx]. Questi concetti dovrebbero essere impiegati ogni volta che si formula un rapporto rischi-benefici. L’incremento costante, anche nella nostra nazione, della comunità dei testimoni di Geova, che come è noto rifiutano le emotrasfusioni per ragioni dottrinali, ma sono estremamente disponibili alla ricerca delle metodiche alternative, esige senz’altro un approfondimento delle conoscenze in questo settore. D’altra parte molti pazienti, pur non obiettando alle trasfusioni sul piano etico, hanno riserve dal punto di vista della preservazione del proprio stato di salute. Altri ancora semplicemente non possono essere trasfusi, o perché l’uso di sangue intero è controindicato nel loro caso (anemie emolitiche autoimmuni[xxxi]), o perché appartenenti a gruppi rari. Infine, dato che il prodotto sangue è frutto di una donazione volontaria, a maggior ragione il personale medico dovrebbe avvertire il problema etico della responsabilità di una corretta gestione di esso. I comitati per il “buon uso del sangue” sono da tempo attivi a questo riguardo. Stupisce infatti notare come per lo stesso intervento vi sia statisticamente un utilizzo di sangue tanto diverso da un centro chirurgico ad un altro[xxxii]. APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE ALLA CONSERVAZIONE DEL SANGUE Il successo delle terapie emoconservative, richiede la stretta
collaborazione di vari specialisti. La consultazione dell’ematologo è molto utile per cercar di
ottenere la migliore condizione ematica in previsione di un intervento
chirurgico. L’eritropoietina (somministrata insieme a ferro, vitamina B12 e
acido folico), è stata raccomandata come terapia sostituiva delle
trasfusioni di sangue quando le condizioni cliniche del paziente concedono
il tempo sufficiente per attendere un’adeguata risposta eritropoietica. La
terapia con eritropoietina umana ricombinante (EPO) è stata approvata per
l’uso in pazienti sottoposti a predeposito in Giappone, Canada ed Unione
Europea, ed adesso anche per la terapia adiuvante perichirurgica in
Canada, Australia, Unione Europea e USA. La stimolazione dell’eritropoiesi indotta dall’EPO è ben
dimostrabile dall’incremento della conta reticolocitaria, evidente a
partire già dal 3° giorno di trattamento. L'equivalente di un'unità di
sangue viene prodotta in 7 giorni, mentre l'equivalente di cinque unità si
ottiene in 28 giorni. Pertanto, se per un determinato intervento
chirurgico si preventiva la perdita di 3-5 unità di sangue, l’intervallo
pre-operatorio necessario per il trattamento con EPO può essere stimato
in tre-quattro settimane.
L’eritropoiesi
massimale documentata nei pazienti trattati con EPO è di circa quattro
volte superiore alla produzione base di globuli rossi[xxxiii].
Tale incremento può portare a "insufficienza funzionale di ferro" che va
distinta dall’ "insufficienza assoluta di ferro" causata dall’ esaurimento
delle scorte[xxxiv]. I parametri principali
disponibili per controllare lo stato del ferro nell’organismo sono: 1) il
dosaggio della sideremia, 2) il dosaggio della transferrinemia, 3) la
determinazione della capacità totale di legare il ferro (TIBC “total iron
binding capacity” – ovvero la somma della transferrina satura e insatura),
4) il dosaggio della ferritinemia (che rappresenta il ferro di deposito),
5) la determinazione dei recettori solubili della transferrina, e 6) la
percentuale di globuli rossi ipocromici, che riflette direttamente lo
stato del ferro nel midollo (valori superiori al 10% sono compatibili con
eritropoiesi in condizioni di restrizione di ferro)[xxxv]. L’integrazione
con almeno 100 mg di ferro al giorno assunto con il cibo può coprire le
aumentate necessità di ferro richieste dalla terapia con EPO in pazienti
non anemici; lo stato iniziale del ferro di deposito non è una limitazione
alla produzione di globuli rossi se si attua l’integrazione di ferro per
via orale[xxxvi].
Tuttavia nelle circostanze in cui si hanno perdite di ferro significative,
il ferro orale non è sufficiente per correggere la ridotta eritropoiesi e
dovrebbe essere presa in considerazione la somministrazione di ferro per
via endovenosa. L’utilizzazione del ferro per via endovenosa permette la
correzione dell’anemia con un dosaggio inferiore di
eritropoietina[xxxvii]:
a questo riguardo, il gluconato ferroso, disponibile in Europa ma non
negli Stati Uniti, è sostanzialmente sicuro[xxxviii]. La dose ottimale per la terapia
perioperatoria EPO deve ancora essere stabilita con certezza, ma uno
studio ha dimostrato che il regime settimanale EPO (600 U/kg) è efficace
almeno quanto il regime giornaliero (300 U/kg per quattordici dosi) e al
tempo stesso più conveniente[xxxix].
Gli studi sperimentali dimostrano che l’EPO accelera il recupero delle
anemie post-operatorie[xl].
In pazienti che rifiutano trasfusioni di sangue con grave anemia
post-chirurgica (Htc< 25%), la terapia con EPO al dosaggio di 300U/kg,
ev, 3 volte alla settimana, per 12 settimane, seguita da 150 U/kg 3
volte/settimana, ha dimostrato di accelerare significativamente il
recupero dei valori dell’ematocrito.[xli]
[xlii]
[xliii]. Un altro campo nel quale la collaborazione con l’ematologo è
molto importante è il riconoscimento dei pazienti a rischio emorragico
prima degli interventi chirurgici, perché abnormi e inaspettate perdite
ematiche nel campo chirurgico possono essere causate da disordini
emostatici congeniti o acquisiti che riguardano la funzione piastrinica,
la coagulazione propriamente detta e la fibrinolisi. Un’accurata anamnesi
familiare e personale, un esame obiettivo completo e uno screening
laboratoristico del sistema emostatico sono di essenziale importanza per
la valutazione del rischio emorragico operatorio. Mediante semplici esami
laboratoristici è possibile esplorare completamente la funzione
emostatica; i test di screening di primo filtro dell’emostasi consentono
di identificare una diatesi emorragica e di valutare il rischio di
sanguinamento prima di un intervento
chirurgico (Tabella 1). Il test di fragilità capillare esplora la
fase vascolare e piastrinica; il tempo di emorragia esplora la fase
piastrinica; il tempo di tromboplastina parziale attivato e il tempo di
protrombina esplorano, rispettivamente la via intrinseca e la via
estrinseca della coagulazione; il tempo di trombina esplora la formazione
di fibrina. Qualora uno o più test di screening risultino anormali, è
opportuno programmare gli appropriati esami laboratoristici di secondo
livello (Tabella 2). Qualora tutti i test di screening di primo filtro risultino
normali e, tuttavia, i dati clinici, anamnestici ed obiettivi orientino
fortemente verso una diatesi emorragica è necessario estendere l’indagine
laboratoristica eseguendo i test di screening di secondo filtro, che
possono mettere in luce difetti dell’emostasi mosto rari, o molto lievi,
non altrimenti evidenziabili: test di solubilità del coagulo di fibrina,
con eventuale dosaggio del fattore XIII, dosaggio dell’alfa2-antiplasmina,
dosaggio dell’inibitore dell’attivatore del plasminogeno PAI-1: sono state
infatti segnalate diatesi emorragiche su base genetica caratterizzate
rispettivamente da carenza congenita del fattore XIII, deficienza di
alfa2-antiplasmina e carenza congenita di PAI-1. I test di screening
possono non svelare forme lievi di malattia di von Willebrand, per la cui
diagnosi occorre procedere al dosaggio del fattore von Willebrand. Di
solito le gravi diatesi emorragiche di origine ereditaria sono note
attraverso la raccolta dei dati anamnestici. Al contrario, è talora
difficile riconoscere gli adulti con disordini dell’emostasi lievi
congeniti o acquisiti, ma questo può comportare inattesi sanguinamenti nel
contesto chirurgico: spesso infatti, un sanguinamento abnorme dopo
intervento chirurgico è il primo segno rivelatore di una diatesi
emorragica fino ad allora asintomatica e comunque non diagnosticata. Le emorragie post-operatorie
possono essere conseguenti a un deficit acquisito del numero delle
piastrine o della loro funzione, a un difetto acquisito delle proteine
della coagulazione, o ad una fibrinolisi eccessiva[xliv].
Inibitori spontanei della coagulazione sono stati riscontrati in anziani e
in pazienti con disordini immunologici come lupus e linfoma. La maggior
parte degli anticorpi è diretta contro il fattore VIII, ma qualsiasi
proteina della coagulazione può essere interessata. Il laboratorio di
emostasi ha un ruolo critico nell'identificare l'inibitore e quantificare
la sua attività [xlv]. La gestione di questi disordini
deve essere diretta all'anomalia specifica identificata. La
malattia di von Willebrand, malattia emorragica dovuta a riduzione
quantitativa o ad alterazione funzionale del fattore von Willebrand,
rappresenta la causa più frequente di diatesi emorragica, essendo la sua
incidenza valutata intorno allo 0,1-1% della popolazione generale; la
maggior parte degli individui affetti presenta una diatesi emorragica
lieve, che può decorrere in modo asintomatico e manifestarsi solamente
dopo interventi chirurgici o traumi; nelle donne in età fertile le
menorragie costituiscono la manifestazione più frequente, ma non sempre
esse fanno porre il primo sospetto diagnostico[xlvi].
Una volta identificata un’alterazione del sistema emostatico,
al fine d’ottenere un’emostasi efficace in corso di intervento chirurgico
e quindi minimizzare le perdite di sangue, il trattamento deve essere
diretto alla correzione del difetto emostatico mediante la sostituzione
del prodotto carente (terapia sostitutiva mirata); ove la sostituzione
specifica non sia attuabile, può essere utilizzato il plasma intero (non
accettato però dai testimoni di Geova) o frazioni del plasma
(crioprecipitato). Quando
la terapia sostitutiva sia impossibile a causa di un elevato titolo di
inibitori, può essere necessario superare il difetto emostatico specifico
utilizzando concentrati attivati di complesso protrombinico o il fattore
VII ricombinante attivato (VIIa)[xlvii].
Infine, deve essere sottolineato che il controllo ultimo del sanguinamento
dipende spesso da una gestione efficace della causa scatenante [xlviii].
Numerosi farmaci di origine non trasfusionale sono impiegati da tempo come agenti emostatici emoconservativi in chirurgia[xlix], in particolare la desmopressina, gli antifibrinolitici analoghi della lisina (acido tranexamico e acido epsilon-aminocaproico), l’aprotinina, gli estrogeni coniugati e, più recentemente, il fattore VII attivato ricombinante[l] [li] [lii] [liii] [liv]. Tali agenti emostatici sono indicati in pazienti sottoposti ad interventi chirurgici di per sé associati con considerevole perdita di sangue (interventi di cardiochirurgia con circolazione extracorporea, trapianti di fegato, ecc.) anche in assenza di preesistenti alterazioni dell’emostasi, congenite o acquisite. In vari studi clinici controllati gli antifibrinolitici analoghi della lisina e l’aprotinina si sono dimostrati efficaci nel ridurre in misura significativa il fabbisogno trasfusionale di emazie concentrate in interventi di cardiochirurgia[lv] [lvi] [lvii] [lviii]. La desmopressina si è dimostrata efficace nel sanguinamento causato da emofilia A lieve, da malattia di von Willebrand di tipo 1 e da alcuni disordini funzionali delle piastrine. La collaborazione con gli anestesisti è fondamentale. La perdita di sangue durante l’intervento varia a seconda dell'agente anestetico utilizzato[lix] e con il tipo di anestesia[lx]. Molti studi hanno dimostrato che si verificano minori perdite ematiche con l’ anestesia regionale piuttosto che con quella generale[lxi]. Evitare l’ipotermia in chirurgia addominale riduce la perdita di sangue[lxii], perché l'ipotermia compromette la funzione delle piastrine[lxiii] e prolunga conseguentemente il tempo di sanguinamento. La coagulazione del sangue può essere compromessa anche dalla sostituzione con i fluidi per il ripristino della volemia, operazione fondamentale negli interventi con rilevanti perdite di sangue e nell’emodiluizione profonda. A questo riguardo si è scoperto che una moderata sostituzione con cristalloidi può accelerare piuttosto che inibire la coagulazione del sangue[lxiv]; al contrario, i colloidi tenderebbero a compromettere la coagulazione, l’amido idrossietilico più della gelatina e dell’albumina[lxv]. Pertanto la combinazione di una prevalente quantità di cristalloidi con una minore quantità di colloidi può risultare efficace al fine di mantenere un’efficace coagulazione del sangue e conseguentemente ridurrre perdite di sangue a causa di una coagulopatia secondaria[lxvi]. La ventilazione con ossigeno puro (iperossica) aumenta l'ossigeno disciolto fisicamente e può essere molto utile in caso di estrema emodiluizione[lxvii]. L'anestesia ipotensiva è molto efficace nel ridurre le perdite di sangue[lxviii] [lxix] [lxx].; fornisce anche un campo chirurgico più pulito, con il risultato di un'operazione più facile, più precisa e più breve. Tuttavia, poiché l'anestesia ipotensiva è condotta manualmente dagli anestesisti, essi talvolta non riescono a mantenere la pressione del sangue in condizioni stabili[lxxi]. Recentemente è stato sviluppato un sistema computerizzato di autoregolazione della pressione sanguigna, che è risultato sicuro, stabile ed efficace nella riduzione delle perdite di sangue. Il sistema svolge il ruolo di un anestesista con più precisione e con maggiore stabilità ed al tempo stesso riduce il carico di lavoro dell’operatore umano[lxxii]. Un’ acquisizione recente e molto importante è che le soglie trasfusionali (“trasfusion triggers"), universalmente accettate, non sono riconosciute valide in senso assoluto[lxxiii]. Oltre all'emoglobina o all’ematocrito, numerose "variabili non emoglobiniche" influiscono sulla tensione venosa dell’ossigeno. Pertanto la decisione di trasfondere emazia richiede un’attenta considerazione del singolo paziente e dovrebbero essere basate semplicemente su una valutazione clinica soggettiva o sul semplice valore dell'emoglobina [lxxiv]. La trasfusione di sangue dovrebbe essere presa in considerazione quando il trasporto di ossigeno globale cade sotto un punto critico con incremento dell’estrazione di ossigeno e del livello del lattato, parametri controllati con tecniche invasive[lxxv]. Tuttavia è stato dimostrato che l’estrema emodiluizione portata fino ad un livello di emoglobina di 5 g/dl è ben sopportata in soggetti in buona salute[lxxvi]. Pazienti con grave coronaropatia hanno sopportato l’emodiluizione da un’emoglobina di 12.6 +/-0.2 g/dl a 9.9 +/-0.2 g/dl senza alcuna evidenza di ischemia miocardica. I pazienti anziani sopportano l’emodiluzione moderata, fino a una concentrazione emoglobinica di 8.8 +/-0.3 g/dl (in alcuni casi con ritrasfusione a livelli emoglobinici di 7 g/dl), senza alcun segno di ischemia miocardica. Molti casi di sopravvivenza a livelli di ematocrito estremamente bassi sono stati riferiti in pazienti sottoposti a interventi chirurgici. Questi casi dimostrano che con opzioni terapeutiche appropriate (conservazione della volemia, somministrazione di catecolamine, ventilazione iperossica, ossigenoterapia iperbarica, blocco neuro-muscolare, ventilazione meccanica e lieve ipotermia) livelli estremamente bassi di concentrazione emoglobinica possono essere sopportati per diversi giorni. L’emodiluizione ipervolemica e normovolemica, il recupero del sangue durante e dopo l’intervento e il predeposito (non accettato dai testimoni di Geova) permettono ancora di ridurre al minimo le perdite di sangue. Nel prossimo futuro la disponibilità dei sostituti artificiali dei globuli rossi fornirà un contributo estremamente rilevante ai fini del risparmio del sangue[lxxvii]. Il sequestro piastrinico perioperatorio (piastrinoaferesi) è un metodo emoconservativo, che permette la reinfusione di una quantità terapeutica di piastrine sequestrata prima dell'intervento, ma la cui efficacia è ancora discussa. Questa tecnica è stata utilizzata con successo per i trapianti di fegato, per la chirurgia della scoliosi, e principalmente per la chirurgia cardiaca complessa[lxxviii] [lxxix] Interventi chirurgici tra i più complessi, come i trapianti di
fegato, che inizialmente richiedevano molte trasfusioni, sono stati
recentemente eseguiti in alcuni casi senza l’uso di sangue o di
emoderivati. L’abilità del chirurgo e la sua esperienza probabilmente sono
ancora gli elementi più importanti per prevenire le perdite di sangue
durante l’operazione. La diagnosi tempestiva, un intervento anticipato per fermare la
perdita di sangue e la prevenzione della sepsi ha salvato la vita a molti
pazienti che rifiutano le trasfusioni di sangue[lxxx]. In una serie
pubblicata di importanti sanguinamenti in pazienti testimoni di
Geova, il trattamento conservativo, con la posticipazione
dell’intervento, ha condotto ad un tasso di mortalità del 75%,
mentre l'operazione d'emergenza, eseguita entro le 24 ore
dall'ospedalizzazione, ha esitato in un tasso di mortalità
significativamente inferiore (20%). Si è anche notato che quando la
perdita di sangue durante la seduta operatoria è stata inferiore ai 500
ml, nessun paziente è morto, indipendentemente dai livelli di emoglobina
registrati prima dell’intervento[lxxxi].
L'accettazione di un livello di ematocrito più basso per operare[lxxxii] e la minimizzazione della perdita di sangue durante l’intervento grazie all’applicazione di tecniche chirurgiche ottimali costituiscono strategie essenziali per ridurre o evitare le trasfusioni di sangue. Come citato sopra, sono oggi disponibili molti agenti
emostatici non trasfusionali; tra questi, il fattore VII attivato
ricombinante, una glicoproteina che promuove l’ emostasi attivando la via
estrinseca della cascata emocoagulativa, ha dimostrato di essere uno
strumento molto importante nel trattamento di pazienti con gravi perdite
di sangue. Ogni
tecnologia minimamente invasiva dovrebbe essere presa in considerazione.
La chirurgia laparoscopica, la chirurgia laparoscopica
“mano-assistita”[lxxxiii]
e la chirurgia assistita da robot[lxxxiv],
minimizzano notevolmente le necessità trasfusionali, producono incisioni
molto più piccole della chirurgia tradizionale e permettono recuperi molto
più rapidi. Attualmente queste procedura minimamente invasive sono
applicabili nella chirurgia di diversi organi: fegato[lxxxv],
colecisti e vie biliari[lxxxvi],
esofago[lxxxvii],
stomaco (ernia iatale)[lxxxviii],
colon-retto[lxxxix],
milza[xc],
pancreas[xci]
[xcii],
ghiandole surrenali[xciii],
reni[xciv]
[xcv],
utero[xcvi]
e annessi[xcvii],
linfonodi retroperitoneali[xcviii],
cuore[xcix]
[c],
polmone[ci].
La splenectomia laparoscopica è stata effettuata con successo anche in
pazienti con grave anemia (Hb = 2,7 g/dl)[cii].
L'associazione di emorecupero e laparoscopia è stata utilizzata in
pazienti con trauma addominale; in questi casi la tecnica ha permesso
l'aspirazione del sangue raccolto nella cavità e, contemporaneamente,
permettendo il riconoscimento di lesioni viscerali, ha evitato la
reinfusione di sangue contaminato[ciii].
L’endoscopia,
grazie alla sua accuratezza e al suo potenziale terapeutico è da
considerarsi procedura di
prima scelta nelle emorragie digestive acute. Le metodiche endoscopiche di
emostasi termica e di terapia iniettiva si sono dimostrate efficaci si nel
bloccare i sanguinamenti acuti, che nel ridurre le emorragie
ricorrenti[civ].
Anche
nelle varici gastro-esofagee sanguinanti il ruolo dell’endoscopia è al
tempo stesso, sia diagnostico, sia terapeutico. Mentre la scleroterapia
rimane una modalità di intervento ormai consolidata, la legatura delle
varici si è andata affermando in anni recenti come tecnica migliore,
grazie al più alto margine di sicurezza. Tuttavia, gli eccellenti
risultati iniziali della legatura sono inficiati dal maggior tasso di
recidiva nel lungo termine; pertanto oggi si è portati a ritenere che la
metodica ottimale per il trattamento delle varici sanguinanti sia la
combinazione delle due tecniche:
esecuzione di scleroterapia a basse dosi, seguita da eradicazione
fin dall’inizio mediante legatura. Nel trattamento delle gravi emorragie
digestive da varici esofago-gatriche l’uso del ciano-acrilato rimane la
migliore opzione non chirurgica[cv] L’uso
dello shunt porto-sistemico intraepatico transgiugulare (TIPS) si è
dimostrato efficace, sia nell’ottenere l’emostasi, che nel prevenire le
recidive di sanguinamento, in quei pazienti che si dmostrano refrattari ai
trattamenti sopradescritti e che sono considerati non idonei ad intervento
chirurgico[cvi]
[cvii]. Nei
sanguinamenti cronici dell’apparato digerente la pronta localizzazione
della sorgente dell’emorragia,
con endoscopia digestiva alta e bassa, è fondamentale per
l’impostazione terapeutica. Quando non si dimostrano le lesioni
sanguinanti in questo modo, altre tecnologie possono venire in aiuto:
enteroclisi del piccolo intestino[cviii],
“push” enteroscopia[cix],
scintigrafia con emazie marcate[cx],
angiografia[cxi],
laparotomia esplorativa con enteroscopia intraoperatoria[cxii]
[cxiii]
[cxiv].
La
fotocoagulazione con il laser[cxv]
[cxvi]
[cxvii] e l’embolizzazione delle
lesioni sanguinanti[cxviii]
[cxix] sono sempre più utilizzate per
trattare questi pazienti. Un settore della terapia in piena espansione, ma purtroppo
ancora non sufficientemente utilizzato, è quello è quello della radiologia
interventistica.
I trattamenti radiologici interventistici possono essere
impiegati prima degli interventi chirurgici, per minimizzare le perdite di
sangue durante le operazioni, dopo gli interventi, per arrestare eventuali
sanguinamenti post-operatori, o
addirittura possono sostituire la chirurgia.
L’embolizzazione
preoperatoria delle masse neoplastiche riduce significativamente le
perdita di sangue nella chirurgia dei tumori vascolarizzati. Questa
tecnica è stata impiegata con successo nel trattamento dei carcinomi
renali[cxx],
delle metastasi ossee[cxxi],
tumori della testa e del collo[cxxii]
[cxxiii],
malformazioni arterovenose spinali o cerebrali[cxxiv]
[cxxv],
paragangliomi metastatici[cxxvi]
sarcomi dei tessuti molli[cxxvii],
e tumori di fegato sia primitivi che secondari [cxxviii]. La
chirurgia di urgenza può essere sostituita dalla radiologia
interventistica nelle emorragie gastrointestinali[cxxix]
[cxxx]
[cxxxi],
nelle emottisi[cxxxii]
[cxxxiii],
nei traumi contusivi epatici e splenici[cxxxiv]
[cxxxv]
[cxxxvi]
[cxxxvii]
[cxxxviii],
nelle fratture pelviche [cxxxix]
[cxl]
[cxli],
nei traumi
penetranti dell'addome[cxlii],
nelle rotture spontanee dei tumori addominali[cxliii]
[cxliv], nelle emorragie ostetriche e
ginecologiche intrattabili[cxlv]
[cxlvi].
I
trattamenti percutanei palliativi come la fotocoagulazione con laser, la
crioablazione, l’ablazione con radiofrequeza, l’iniezione percutanea di
etanolo, la chemioterapia interstiziale e la chemioembolizzazione
intra-arteriosa, stanno assumendo un ruolo sempre più importante nelle
neoplasie maligne del fegato[cxlvii]
[cxlviii]
[cxlix]
e di altre sedi. La radiofrequenza è stata utilizzata anche nel cancro del
rene[cl],
del polmone[cli],
del pancreas[clii]
ed è stata proposta nella
terapia del cancro della mammella [cliii]
e della prostata[cliv]
. La crioablazione si è dimostrata efficace anche nel cancro del
rene[clv]
e in quello della prostata[clvi].
La laser-resezione trans-uretrale della prostata è una nuova tecnica non
invasiva impiegata nel trattamento dell’iperplasia prostatica benigna, che
appare interessante anche per il suo valore emoconservativo[clvii].
Per il momento però tale tecnica non ha ancora ricevuto un unanime consenso tra gli urologi,
sia per l’elevata incidenza di ritenzione urinaria conseguente al
trattamento, che per la perdita della possibilità di uno studio
istologico, che potrebbe dimostrare una neoplasia allo stadio iniziale.
Per quanto concerne il problema della ritenzione urinaria, uno studio
recente randomizzato ha dimostrato l'efficacia di uno stent biodegradabile
(SR-PGA) nel ridurre la necessità di prolungata cateterizzazione dopo il
trattamento laser ablativo[clviii]. L’innesto
di stent è diventano uno strumento molto importante nella gestione delle
lesioni vascolari[clix]
[clx]
[clxi]..
L’impianto di endoprotesi nella terapia degli aneurismi dell’aorta
addominale è una tecnica minimamente invasiva che, in pazienti
selezionati, consente di correggere il problema vascolare, senza ricorrere
alla laparotomia [clxii]
[clxiii].
[clxiv].
Le trasfusioni di sangue non sono ancora completamente prive rischi. Alcuni pazienti rifiutano il sangue allogenico per ragioni religiose. L’uso di strategie emoconservative migliora non solo la sicurezza dei pazienti, ma ha anche un alto potenziale di contenimento dei costi. Tenuto conto della crescente complessità delle risorse tecnologiche e della vastità delle conoscenze richieste per una gestione utile di esse, la stretta collaborazione di un gruppo affiatato è fondamentale per la riuscita dei programmi per il risparmio del sangue in chirurgia. TABELLA 1
TABELLA 2
BIBLIOGRAFIA [i] Williamson LM, Lowe S, Love EM,
Cohen H, Soldan K, McClelland DB, Skacel P, Barbara JA. Serious hazards of transfusion (SHOT)
initiative: analysis of the first two annual reports. BMJ. 1999 Jul
3;319(7201):16-9. [ii] Barbara J, Flanagan P. Blood transfusion risk: protecting
against the unknown. BMJ. 1998; 316:717-8. [iii] Corash L. Inactivation of viruses,
bacteria, protozoa and leukocytes in platelet and red cell
concentrates. [iv] Chamberland ME, Alter HJ, Busch MP, Nemo
G, Ricketts M. Emerging
infectious disease issues in blood safety. Emerg Infect Dis
2001;7(3Suppl):552-3 [v] Houston F, Foster JD, Chong A, Hunter A, Bostock CJ.
Transmission of BSE by blood transfusion in sheep. Lancet 2000; 356:999-1000 [vi] Sioda A, Moriyama M, Matsumura H, Kaneko
M, Tanaka N, Arakawa Y.
Clinicopathological features of serum TTV DNA-positive non-A-G
liver diseases in Japan. Hepatol Res. 2001 Oct;21(2):169-180. [vii] Yusufu Y, Mochida S, Matsui A, Okamoto
H, Fujiwara K. TT virus infection in cases of fulminant hepatic
failure-evaluation by clonality based on amino acid sequence of
hypervariable regions. Hepatol Res. 2001 Sep;21(1):85-96. [viii] Miyamoto M, Takahashi H, Sakata I, Adachi Y. Hepatitis-associated aplastic anemia and transfusion-transmitted virus infection. Intern Med. 2000 Dec;39(12):1068-70. [ix] Dhenain M, Bouletreau A, Bourguignon F,
Poujol I, Chemin I, Fabry J, Vanhems P. The TT virus: review of the
literature. Clin Invest Med. 2000 Dec;23(6):307-17. [x] Wallace EL, Churchill Wh, Surgenor DM,
Chi GS, McGurk S. Collection and transfusion of blood and blood components
in United States, 1994. Transfusion 1998; 38:625-36 [xi] Ferriman A. Decline in altruism
threatens blood supplies. BMJ 1998; 317:1405 [xii] Nucci ML,
Abuchowsky A. Il sangue artificiale. Le Scienze 1998, 356:32‑38 [xiii] Vamvakas EC, Blajchman MA.
Deleterious
clinical effects of transfusion-associated immunomodulation: fact or
fiction? Blood. 2001 Mar 1;97(5):1180-95. [xiv] Vamvakas EC. Transfusion-associated
cancer recurrence and postoperative infection: meta-analysis of
randomized, controlled clinical trials. Transfusion. 1996; 36: 175-86. [xv] Tachibana M, Tabara H, Kotoh T, Kinugasa S,
Dhar DK, Hishikawa Y, Masunaga R, Kubota H, Nagasue N. Prognostic
significance of perioperative blood transfusions in resectable thoracic
esophageal cancer. Am J
Gastroenterol
1999;94:757-65 [xvi] Tung-Ping Poon R, Fan ST, Wong J Risk
factors, prevention, and management of postoperative recurrence after
resection of hepatocellular carcinoma. Ann Surg. 2000; 232:10-24 [xvii] Amato AC, Pescatori M. Effect of
perioperative blood transfusions on recurrence of colorectal cancer:
meta-analysis stratified on risk factors. Dis Colon Rectum. 1998; 41:570-85. [xviii] Goodnough LT, Brecher ME, Kanter MH,
AuBuchon JP. Transfusion medicine. First of two
parts--blood transfusion. N Engl J Med. 1999;340:438-47 [xix] Blumberg N, Heal JM. Blood transfusion
immunomodulation: the silent epidemic. Arch Pathol Lab Med. 1998
Feb;122(2):117-9. [xx] Klein HG Immunomodulatory aspects of
transfusion: a once and future risk?
Anesthesiology. 1999 Sep;91(3):861-5 [xxi] Haynes SL, Wong JC, Torella F, Dalrymple
K, Pilsworth L, McCollum CN. The influence of homologous blood transfusion
on immunity and clinical outcome in aortic surgery. Eur J Vasc Endovasc Surg. 2001
Sep;22:244-50. [xxii] Chang H, Hall GA, Geerts WH, Greenwood
C, McLeod RS, Sher GD. Allogeneic red blood cell transfusion is an
independent risk factor for the development of postoperative bacterial
infection. Vox Sang.
2000;78:13-8. [xxiii] Torchia MG,
Danzinger RG. Perioperative blood transfusion and
albumin administration are independent risk factors for the development of
postoperative infections after colorectal surgery. Can J Surg. 2000; 43:212-6. [xxiv] Carson JL, Altman DG, Duff A, Noveck H,
Weinstein MP, Sonnenberg FA, Hudson JI, Provenzano G. Risk of bacterial infection
associated with allogeneic blood transfusion among patients undergoing hip
fracture repair. [xxv] Murphy PJ, Connery C, Hicks GL Jr,
Blumberg N. Homologous
blood transfusion as a risk factor for postoperative infection after
coronary artery bypass graft operations. J Thorac Cardiovasc Surg. 1992;
104:1092-9 [xxvi] Vamvakas EC, Carven JH. RBC transfusion and postoperative
length of stay in the hospital or the intensive care unit among patients
undergoing coronary artery bypass graft surgery: the effects of
confounding factors. [xxvii] Vamvakas EC, Carven JH.
Allogeneic blood transfusion, hospital charges, and length of
hospitalization: a study of 487 consecutive patients undergoing colorectal
cancer resection. Arch Pathol Lab Med. 1998;122: 145-51. [xxviii] Spahn DR, Casutt M. Eliminating blood transfusions: new aspects and perspectives. Anesthesiology. 2000; 93: 242-55. [xxix] Kitchens CS. Are transfusions overrated?
Surgical outcome
of Jehovah’s Witnesses. Am J Med 1993; 94:117-9 [xxx] Hebert PC, Wells G, Blajchman MA, Marshall
J, Martin C, Pagliarello G, Tweeddale M, Schweitzer I, Yetisir E A
multicenter, randomized, controlled clinical trial of transfusion
requirements in critical care. Transfusion Requirements in Critical Care
Investigators, Canadian Critical Care Trials Group. N Engl J Med. 1999;
340:409-17.
[xxxi] Mullon J, Giacoppe G, Clagett C, McCune
D, Dillard T. Transfusions of
polymerized bovine hemoglobin in a patient with severe autoimmune
hemolytic anemia. N Engl J Med. 2000; 342:1638-43 [xxxii] Sirchia
G, Giovanetti AM, Mc Clelland B, Fracchia GN. Use
of blood products for elective surgery in 43 European hospitals. The
Sanguis Study Group. Transfus Med. 1994
Dec;4:251-68. [xxxiii] Goodnough LT, Marcus RE Erythropoiesis in patients
stimulated with erythropoietin: the relevance of storage iron. [xxxiv] Finch CA Erythropoiesis, erythropoietin
and iron. Blood 1982; 60:1241-6 [xxxv] Schaefer RM, Bahner U.
Iron
metabolism in rhEPO-treated hemodialysis patients.
Clin
Nephrol 2000
Feb;53(Suppl):S65-8 [xxxvi] Goodnough LT, Marcus RE Erythropoiesis in patients
stimulated with erythropoietin: the relevance of storage iron. [xxxvii] Muirhead N, Bargman J,
Burgess E, Jindal KK, Levin A, Nolin L, Parfrey P Evidence-based
recommendations for the clinical use of recombinant human
erythropoietin. Am J Kidney
Dis. 1995; 26(2 Suppl 1):S1-24. Review. [xxxviii] Sunder-Plassmann G, Horl
WH Safety of intravenous injection of iron saccharate in
haemodialysis patients. [xxxix] Goldberg MA, McCutchen JW, Jove M, Di
Cesare P, Friedman RJ, Poss R, Guilfoyle M, Frei D, Young D A safety and efficacy comparison
study of two dosing regimens of epoetin alfa in patients undergoing major
orthopedic surgery. Am J Orthop. 1996; 25:544-52. [xl] Levine EA, Rosen AL, Sehgal LR, Gould SA, Egrie JC, Sehgal HL, Moss GS Treatment of acute postoperative anaemia with recombinant human erythropoietin. J Trauma. 1989; 29:1134-8; discussion 1138-9 [xli] Atabek U, Alvarez
R, Pello MJ, Alexander JB, Camishion RC, Curry C, Spence RK Erythropoetin accelerates
hematocrit recovery in post-surgical anaemia. Am Surg. 1995; 61:74-7 [xlii] Koenig HM, Levine EA, Resnick DJ, Meyer
WJ Use of recombinant human erythropoietin in a Jehovah's
Witness. [xliii] Van Loo A, Vanholder R, Bernaert P, De
Roose J, Lameire N Recombinant human erythropoietin corrects
anaemia during the first weeks after renal transplantation: a randomized
prospective study. [xliv] Rice L. Surreptitious bleeding in
surgery: a major challenge in coagulation. Clin Lab Haematol 2000;
22(s1):17-20 [xlv] Green D. Spontaneous inhibitors to
coagulation factors. Clin Lab Haematol 2000; 22(s1):21-25 [xlvi] Kadir RA, Aledort LM. Obstetrical and gynaecological
bleeding: a common presenting symptom. Clin Lab Haematol 2000;
22(s1):12-16 [xlvii] Kessler CM. New products
for managing inhibitors to coagulation factors: a focus on recombinant
factor VIIa concentrate. Curr Opin Hematol. 2000; 7:408-13. [xlviii] Teitel JM. Algorithm for
approach to therapy.. Clin Lab Haematol 2000; 22(s1):26-29 [xlix] Sagripanti A, Sarteschi LM, Camici M,
Puccetti S, Carpi A. Non-transfusional haemostatic agents in the
management of bleeding disorders. Internal Medicine Clinical and
Laboratory 2001; 9:10-18 [l] Hedner U. Recombinant activated factor
VII as a universal haemostatic agent. Blood Coagul Fibrinolysis.
1998;
9 Suppl 1:S147-52. [li] Kenet G, Walden R, Eldad A, Martinowitz
U. Treatment of traumatic bleeding with recombinant factor
VIIa. [lii] Moscardo F, Perez
F, de la Rubia J, Balerdi B, Lorenzo JI, Senent ML, Aznar I, Carceller S,
Sanz MA. Successful treatment of severe
intra-abdominal bleeding associated with disseminated intravascular
coagulation using recombinant activated factor VII. Br J Haematol. 2001
Jul;114:174-6. [liii] Reduced transfusion requirements by
recombinant factor VIIa in orthotopic liver transplantation: a pilot
study. [liv] Hendriks HG, van der Maaten JM, de Wolf J, Waterbolk TW, Slooff MJ, van der Meer J. An effective treatment of severe intractable bleeding after valve repair by one single dose of activated recombinant factor VII. Anesth Analg. 2001 Aug;93:287-9 [lv] Casati V, Gerli C,
Franco A, Torri G, D'Angelo A, Benussi S, Alfieri O. Tranexamic
acid in off-pump coronary surgery: a preliminary, randomized,
double-blind, placebo-controlled study. Ann Thorac Surg. 200; 72:470-5. [lvi] Martin Burcio S, Valino Gonzalez J,
Dominguez F, Diaz Balda J, Martinez M, Vellibre D. Use of aprotinin
during pediatric heart surgery. Rev Esp Anestesiol Reanim. 2001;
48:212-6. [lvii] Tempe DK, Banerjee A, Virmani S, Mehta
N, Panwar S, Tomar AS, Ghambeer DK, Nigam M. Comparison of the effects of
a cell saver and low-dose aprotinin on blood loss and homologous blood
usage in patients undergoing valve surgery. J Cardiothorac Vasc Anesth.
2001; 15:326-30. [lviii] Levi M, Cromheecke ME, de Jonge E, Prins
MH, de Mol BJ, Briet E, Buller HR. Pharmacological strategies to decrease
excessive blood loss in cardiac surgery: a meta-analysis of clinically
relevant endpoints. Lancet. 1999; 354:1940-7. [lix] Blackwell KE, Ross DA, Kapur P, et
al. Propofolol for
maintenance of general anesthesia: a technique to limiti blood loss during
endoscopic sinus surgery. Am J Otolaryngol 1993; 14:262-266 [lx] Modig J, Karlstrom J, Intra and
post-operative blood loss and haemodynamics in total hip replacement when
performed under lumbar epidural versus general anaesthesia. Eur J Anaesthesiol 1987;
4:345-355 [lxi] Modig J Regional anaesthesia and blood
loss. Acta Anaesthesiol Scand 1988; 32(suppl):44-8 [lxii] Bock M, Muller J, Bach A, Bohrer H,
Martin E, Motsch J: Effects of preinduction and intraoperative warming
during major laparotomy. Br j Anaesth 1998; 80:159-63 [lxiii] Michelson AD, MacGregor H, Barnard MR,
Kestin AS, Rohrer MJ, Valeri CR. Reversible inhibition of human platelet
activation by hypothermia in vivo and in vitro. Thromb Haemost 1994;
71:633-40 [lxiv] Ruttmann TG, James MFM, Aronson I. In
vivo investigation into the effects of haemodilution with hydroxyethyl
starc (200/0.5) and normal saline on coagulation. Br J Anaesth 1998; 80:612-6 [lxv] Egli GA, Zollinger A, Seifert B, Popovic
D, Pasch T, Spahn DR. Effect of progressive haemodilution with
hydroxyethyl starci, gelatin and albumin on blood coagulation: an in vitro
thrombelastography study. Br J Anaesth 1997; 78:648-9 [lxvi] Spahn DR, Casutt M. Eliminating blood transfusions. New
aspects and perspectives. Anaesthesiology 2000; 93: 242-55 [lxvii] Zollinger A, Hager P, Singer T, Friedl HP,
Pasch T, Spahn DR. Extreme hemodilution due to massive blood
loss in tumor surgery. Anesthesiology 1997; 87:985-7 [lxviii] Sum DC, Chung PC, Chen WC. Deliberate hypotensive anesthesia with labetalol in reconstructive surgery for scoliosis. Acta Anaesthesiol Sin. 1996; 34:203-7. [lxix] Taniguchi T, Ohta K, Ohmura S, Yamamoto
K, Kobayashi T. Perioperative management for total en bloc
spondylectomy--the effects of preoperative embolization and hypotensive
anesthesia. Masui. 2000; 49:168-71. [lxx] Boldt J, Weber A, Mailer K, Papsdorf M,
Schuster P. Acute
normovolaemic haemodilution vs controlled hypotension for reducing the use
of allogeneic blood in patients undergoing radical
prostatectomy. [lxxi] McKinley S, Cade JF, Siganporia R, Evans
OM, Mason DG, Packer JS. Clinical evaluation of closed-loop control of
blood pressure in seriously ill patients. Crit Care Med. 1991;
19:166-70. [lxxii] Onodera H, Maetani S, Aung T, Kan S,
Sakamoto T, Shiragami G, Furutani E, Araki M, Imamura M. Clinical
application of a blood pressure autoregulation system during hypotensive
anesthesia. World J Surg. 1999; 23:1258-63 [lxxiii] Greemburg AG. New transfusion strategies.
Am J Surg 1997; 173:49-52 [lxxiv] Thurer RL. Evaluating transfusion triggers.
JAMA. 1998;279:238-9 [lxxv]
Greemburg AG. A
physiologic basis for red blood cell transfusion decision. Am J Surg 1995;170 (6A
Suppl):44S-48S [lxxvi] Weiskopf RB, Viele MK, Feiner J, Kelley
S, Lieberman J, Noorani M, Leung JM, Fisher DM, Murray WR, Toy P, Moore
MA. Human cardiovascular and metabolic response to acute, severe,
isovolemic anaemia. JAMA
1998;279:217-21 [lxxvii] Sarteschi LM, Sagripanti A,
Carpi A, Menchini-Fabris
F Rationale for the
development of red-cell substitutes and status of the research. Internal
Medicine Clinical and Laboratory 2001; 9:36-44 [lxxviii] Christenson JT, Reuse J,
Badel P, Simonet F, Schmuziger M
Plateletpheresis before redo CABG diminishes excessive blood
transfusion. Ann Thorac Surg. 1996; 62:1373-8 [lxxix]
Stover EP, Siegel LC, Hood PA, O'Riordan GE, McKenna TR
Platelet-rich plasma sequestration, with therapeutic platelet yields,
reduces allogeneic transfusion in complex cardiac surgery. Anesth Analg.
2000; 90:509-16. [lxxx] Spence RK, Costabile JP, Young GS,
Norcross ED, Alexander JB, Pello MJ, Atabek UM, Camishion RC Is hemoglobin level alone a
reliable predictor of outcome in the severely anemic surgical
patient? [lxxxi] Atabek U, Spence RK, Pello M, Alexander
J, Camishion R
Pancreaticoduodenectomy without homologous blood transfusion in an
anemic Jehovah's Witness. Arch Surg. 1992;127:349-51. [lxxxii] Spence RK, Carson JA, Poses
R, McCoy S, Pello M, Alexander J, Popovich J, Norcross E, Camishion RC.
Elective surgery without transfusion: influence of preoperative hemoglobin
level and blood loss on mortality. [lxxxiii] Meijer DW, Bannenberg JJ,
Jakimowicz JJ. Hand-assisted laparoscopic surgery. An
overview. [lxxxiv] LaPietra A, Grossi EA,
Derivaux CC, Applebaum RM, Hanjis CD, Ribakove GH, Galloway AC, Buttenheim
PM, Steinberg BM, Culliford AT, Colvin SB Robotic-assisted
instruments enhance minimally invasive mitral valve surgery. Ann Thorac
Surg. 2000; 70:835-8 [lxxxv] Cherqui D, Husson E, Hammoud R,
Malassagne B, Stephan F, Bensaid S, Rotman N, Fagniez PL
Laparoscopic Liver Resections: A Feasibility Study in 30 Patients. Ann
Surg. 2000; 232:753-762. [lxxxvi] McMahon AJ, Fischbacher CM,
Frame SH, MacLeod MC Impact of laparoscopic cholecystectomy: a
population-based study. Lancet. 2000; 356:1632-7. [lxxxvii] Luketich JD, Schauer PR,
Christie NA, Weigel TL, Raja S, Fernando HC, Keenan RJ, Nguyen NT.
Minimally invasive esophagectomy. Ann Thorac Surg. 2000;70:906-11 [lxxxviii] Bowrey DJ, Peters JH
Laparoscopic esophageal surgery. Surg Clin North Am. 2000; 80:1213-42,
vii. [lxxxix] Kockerling F, Scheidbach H,
Schneider C, Barlehner E, Kohler L, Bruch HP, Konradt J, Wittekind C,
Hohenberger W Laparoscopic abdominoperineal resection: early
postoperative results of a prospective study involving 116 patients. The
Laparoscopic Colorectal Surgery Study Group. Dis Colon Rectum. 2000;43:1503-11. [xc] Katkhouda N, Mavor E Laparoscopic splenectomy.
Surg Clin North
Am. 2000; 80:1285-97. [xci] Cuschieri A Laparoscopic
Pancreatic Resections. Semin Laparosc Surg. 1996; 3:15-20 [xcii] Hamad GG, Broderick TJ
Laparoscopic pancreatic necrosectomy. J Laparoendosc Adv Surg Tech
A.2000; 10:115-8 [xciii] Barresi RV,
Prinz RA Laparoscopic adrenalectomy. Arch Surg. 1999; 134:212-7. [xciv] Gill IS. Laparoscopic radical
nephrectomy for cancer. Urol Clin North Am. 2000; 27:707-19. [xcv] Kim FJ, Ratner LE, Kavoussi LR.
Renal
transplantation: laparoscopic live donor nephrectomy. [xcvi] Seracchioli R, Rossi S, Govoni F, Rossi
E, Venturoli S, Bulletti C, Flamigni C Fertility and obstetric
outcome after laparoscopic myomectomy of large myomata: a randomized
comparison with abdominal myomectomy. [xcvii] Konno R, Nagase S, Sato S, Fukaya T,
Yajima A Indications for laparoscopic surgery of ovarian
tumors. [xcviii] Janetschek G, Hobisch A,
Peschel R, Hittmair A, Bartsch G Laparoscopic retroperitoneal lymph
node dissection for clinical stage I nonseminomatous testicular carcinoma:
long-term outcome. J Urol. 2000; 163:1793-6. [xcix] Schwartz DS, Ribakove GH, Grossi EA,
Buttenheim PM, Schwartz JD, Applebaum RM, Kronzon I, Baumann FG, Colvin
SB, Galloway AC. Minimally invasive mitral valve replacement:
port-access technique, feasibility, and myocardial functional
preservation. J Thorac Cardiovasc Surg. 1997; 113:1022-30 [c] LaPietra A, Grossi EA, Derivaux CC,
Applebaum RM, Hanjis CD, Ribakove GH, Galloway AC, Buttenheim PM,
Steinberg BM, Culliford AT, Colvin SB. Robotic-assisted instruments
enhance minimally invasive mitral valve surgery. [ci] Stoica SC, Walker WS Video
assisted thoracoscopic surgery. Postgrad Med J. 2000
Sep;76(899):547-50. [cii] Ferzli GS, Hurwitz JB, Fiorillo MA,
Hayek NE, Dysarz FA, Kiel T. Laparoscopic splenectomy in a Jehovah’s
Witness with profound anaemia. Surg Endosc 1997; 11:850-1 [ciii] Zantut LF, Machado MA, Volpe P, Poggetti
RS, Birolini D. Autotransdusion with laparoscopically salvaged blood in
trauma: report on 21 cases. Surg Laparosc Endosc 1996; 6:46-8 [civ] Rollhauser C, Fleischer DE
Current status of endoscopic therapy for ulcer bleeding. [cv] Bohnacker S, Sriram PV, Soehendra N
The role of endoscopic therapy in the treatment of bleeding
varices. [cvi] Barange K, Peron JM, Imani K, Otal P,
Payen JL, Rousseau H, Pascal JP, Joffre F, Vinel JP Transjugular
intrahepatic portosystemic shunt in the treatment of refractory bleeding
from ruptured gastric varices. [cvii] Burroughs AK, Patch D Transjugular intrahepatic
portosystemic shunt. Semin Liver Dis. 1999;19:457-73. [cviii] Barloon TJ, Lu CC, Honda H, Berbaum
KS. Does a normal small-bowel enteroclysis exclude small-bowel
disease? A long-term follow-up of consecutive normal studies. Abdom
Imaging. 1994; 19:113-5. [cix] Hayat M, Axon AT, O'Mahony S Diagnostic yield and effect
on clinical outcomes of push enteroscopy in suspected small-bowel
bleeding. Endoscopy. 2000; 32:369-72. [cx] O'Neill BB, Gosnell JE, Lull RJ,
Schecter WP, Koch J, Halvorsen RA, Harris HW Cinematic nuclear scintigraphy
reliably directs surgical intervention for patients with gastrointestinal
bleeding. Arch Surg. 2000; 135:1076-81 [cxi] Rollins ES, Picus D, Hicks ME, Darcy MD,
Bower BL, Kleinhoffer MA Angiography is useful in detecting the
source of chronic gastrointestinal bleeding of obscure origin. AJR 1991; 156:385-8. [cxii] Douard R, Wind P, Panis Y, Marteau P,
Bouhnik Y, Cellier C, Cugnenc P, Valleur P Intraoperative
enteroscopy for diagnosis and management of unexplained gastrointestinal
bleeding. Am J Surg. 2000; 180:181-184. [cxiii] Schilling D, Grieger G, Weidmann E,
Adamek HE, Benz C, Riemann JF Long-term follow-up of patients with
iron deficiency anaemia after a close endoscopic examination of the upper
and lower gastrointestinal tract. [cxiv] Amaro R, Barkin JS. Diagnostic and Therapeutic
Options in Obscure Gastrointestinal Blood Loss. [cxv] Morris L, Lynch PM, Gleason WA Jr,
Schauder C, Pinkel D, Duvic M Blue rubber bleb nevus syndrome: laser
photocoagulation of colonic hemangiomas in a child with microcytic
anaemia. Pediatr Dermatol. 1992; 9:91-4. [cxvi] Swain CP Laser therapy for
gastrointestinal bleeding. Gastrointest Endosc Clin N Am. 1997;7:611-39.
[cxvii] Taylor JG, Disario JA, Bjorkman DJ KTP
laser therapy for bleeding from chronic radiation
proctopathy. [cxviii] Hastings GS Angiographic localization and
transcatheter treatment of gastrointestinal bleeding. [cxix] Lefkovitz Z, Cappell MS, Kaplan M, Mitty
H, Gerard P Radiology in the diagnosis and therapy of gastrointestinal
bleeding. Gastroenterol Clin North Am. 2000;29:489-512. [cxx] Hansmann HJ, Hallscheidt P, Aretz K,
Kauffmann GW, Richter GM
Renal tumor embolization. Radiologe. 1999; 39:783-9. [cxxi] Chatziioannou AN, Johnson ME,
Pneumaticos SG, Lawrence DD, Carrasco CH Preoperative embolization of
bone metastases from renal cell carcinoma. Eur Radiol. 2000;
10:593-6. [cxxii] Choi IS, Tantivatana J Neuroendovascular
management of intracranial and spinal tumors. Neurosurg Clin N Am. 2000; 11:167-85 [cxxiii] Schick B, Kahle G Radiological findings in
angiofibroma. Acta Radiol. 2000; 41:585-93 [cxxiv] Rodesch G, Parker F, Garcia-Monaco R, Comoy J, Terbrugge K, Lasjaunias P Role of embolization in the emergency treatment of ruptured cerebral arteriovenous malformations. Neurochirurgie. 1992; 38:282-90 [cxxv] Di Rocco C,
Tamburrini G, Rollo M
Cerebral arteriovenous malformations in children. Acta Neurochir (Wien). 2000;142:145-56 [cxxvi] Mutabagani KH, Klopfenstein KJ, Hogan MJ,
Caniano DA Metastatic paraganglioma and paraneoplastic-induced anaemia in
an adolescent: treatment with hepatic arterial chemoembolization.
J Pediatr Hematol
Oncol. 1999; 21:544-7 [cxxvii] Nyam DC, Pemberton JH Large aggressive angiomyxoma
of the perineum and pelvis: an alternative approach. Report of a
case. Dis Colon Rectum. 1998; 41:514-6 [cxxviii] Wallace S, Kan Z, Li
C Hepatic
chemoembolization: clinical and experimental correlation. Acta
Gastroenterol Belg. 2000; 63:169-73 [cxxix] Illuminati G, Smail A, Azoulay D,
Castaing D, Bismuth H
Association of transjugular intrahepatic portosystemic shunt with
embolization in the treatment of bleeding duodenal varix refractory to
sclerotherapy. Dig Surg.
2000;17:398-400. [cxxx] Akpinar H, Dicle O, Ellidokuz E, Okan A,
Goktay Y, Tankurt E, Simsek I, Gonen O Hemosuccus pancreaticus
treated by transvascular selective arterial embolization. Endoscopy. 1999;
31:213-4. [cxxxi] Funaki B, Kostelic JK, Lorenz J, Ha TV,
Yip DL, Rosenblum JD, Leef JA, Straus C, Zaleski GX.Superselective
Microcoil Embolization of Colonic Hemorrhage. AJR Am J Roentgenol. 2001;177:829-836. [cxxxii] Kato A, Kudo S, Matsumoto K,
Fukahori T, Shimizu T, Uchino A, Hayashi S Bronchial Artery Embolization for
Hemoptysis Due to Benign Diseases: Immediate and Long-Term Results.
Cardiovasc Intervent Radiol. 2000; 23:351-357. [cxxxiii] Lee TW, Wan S, Choy DK, Chan
M, Arifi A, Yim AP Management
of massive hemoptysis: A single institution experience. Ann Thorac
Cardiovasc Surg. 2000; 6:232-5. [cxxxiv] Velmahos GC, Chahwan S,
Falabella A, Hanks SE, Demetriades D Angiographic embolization for
intraperitoneal and retroperitoneal injuries. World J Surg. 2000;
24:539-45 [cxxxv] David Richardson J, Franklin GA, Lukan
JK, Carrillo EH, Spain DA, Miller FB, Wilson MA, Polk HC Jr, Flint
LM Evolution in the
management of hepatic trauma: a 25-year perspective. Ann Surg. 2000;
232:324-30. [cxxxvi] Harper HC 3rd, Maull KI
Transcatheter arterial embolization in blunt hepatic trauma. South Med J.
2000; 93:663-5. [cxxxvii] Davis KA, Fabian TC, Croce
MA, Gavant ML, Flick PA, Minard G, Kudsk KA, Pritchard FE Improved success
in nonoperative management of blunt splenic injuries: embolization of
splenic artery pseudoaneurysms. J Trauma. 1998; 44:1008-13 [cxxxviii] Pachter HL, Guth AA,
Hofstetter SR, Spencer FC
Changing patterns in the management of splenic trauma: the
impact of nonoperative management. Ann Surg. 1998 May;227(5):708-17;
discussion 717-9. [cxxxix] Wong YC, Wang LJ, Ng CJ,
Tseng IC, See LC Angiographic embolization of bilateral internal
iliac arteries to control life-threatening hemorrhage after blunt trauma
to the pelvis. Am Surg. 2000; 66:858-62. [cxl] Pereira SJ, O'brien DP, Luchette FA,
Choe KA, Lim E, Davis Jr K, Hurst JM, Johannigman JA, Frame SB Dynamic helical computed
tomography scan accurately detects hemorrhage in patients with pelvic
fracture. [cxli] Velmahos GC, Chahwan S, Hanks SE, Murray
JA, Berne TV, Asensio J, Demetriades D Angiographic embolization of
bilateral internal iliac arteries to control life-threatening hemorrhage
after blunt trauma to the pelvis. Am Surg. 2000; 66:858-62. [cxlii] Velmahos GC, Demetriades D, Chahwan S,
Gomez H, Hanks SE, Murray JA, Asensio JA, Berne TV Angiographic
embolization for arrest of bleeding after penetrating trauma to the
abdomen. Am J Surg.
1999; 178:367-73. [cxliii] Cappellani A,
Zanghi A, Di Vita M, Zanghi G, Tomarchio G, Petrillo G Spontaneous rupture of a giant
hemangioma of the liver. Ann Ital Chir. 2000; 71:379-83. [cxliv] Lee SC, Chung JW, Kim KH, Kim WK Successful transumbilical
embolization of congenitally ruptured hepatoblastoma. J Pediatr Surg.
1999; 34:1851-2. [cxlv] Lingam K, Hood V, Carty MJ Angiographic embolisation in the
management of pelvic haemorrhage. BJOG. 2000; 107:1176-8. [cxlvi] Pelage JP, Le Dref O, Jacob D, Soyer P,
Herbreteau D, Rymer R
Selective arterial embolization of the uterine arteries in the
management of intractable post-partum hemorrhage. Acta Obstet Gynecol Scand. 1999; 78:698-703. [cxlvii] Jeyarajah DR Localized Hepatocellular
Carcinoma. Curr Treat Options Gastroenterol. 2000;3:463-472. [cxlviii] de Baere T, Elias D, Dromain
C, Din MG, Kuoch V, Ducreux M, Boige V, Lassau N, Marteau V, Lasser P,
Roche A Radiofrequency ablation of 100 hepatic metastases with a
mean follow-Up of more than 1 year. [cxlix] Layer G Image-guided interventions in
liver tumors. Radiologe. 1999; 39:750-5. [cl] Hall WH, McGahan JP, Link DP, deVere
White RW Combined embolization and percutaneous radiofrequency ablation of
a solid renal tumor. AJR Am J Roentgenol. 2000 Jun;174(6):1592-4. [cli] Dupuy DE, Zagoria RJ, Akerley W,
Mayo-Smith WW, Kavanagh PV, Safran H
Percutaneous radiofrequency ablation of malignancies in the lung.
AJR Am J Roentgenol.
2000174:57-9 [clii] Matsui Y, Nakagawa A, Kamiyama Y,
Yamamoto K, Kubo N, Nakase Y. Selective thermocoagulation of
unresectable pancreatic cancers by using radiofrequency capacitive
heating. Pancreas. 2000; 20:14-20 [cliii] Jeffrey SS, Birdwell RL, Ikeda DM,
Daniel BL, Nowels KW, Dirbas FM, Griffey SM Radiofrequency ablation
of breast cancer: first report of an emerging technology. Arch Surg. 1999;
134:1064-8. [cliv] Beerlage HP, Thuroff S, Madersbacher S,
Zlotta AR, Aus G, de Reijke TM, de la Rosette JJ Current status of
minimally invasive treatment options for localized prostate carcinoma. Eur
Urol. 2000; 37:2-13. [clv] Chen RN, Novick AC, Gill IS
Laparoscopic cryoablation of renal masses. Urol Clin North Am. 2000;
27:813-20. [clvi] Gould RS Total cryosurgery of the
prostate versus standard cryosurgery versus radical prostatectomy:
comparison of early results and the role of transurethral resection in
cryosurgery. J Urol. 1999; 162:1653-7. [clvii] Gottfried HW, Krautschick A, Hefty R,
Weber HM, Frohneberg D, Hautmann RE
Transurethral laser ablation of the prostate (TULAP). Initial
results with 188 patients. Urologe A. 1995; 34:132-7 [clviii] Petas A, Isotalo T, Talja M,
Tammela TL, Valimaa T, Tormala P A randomised study to evaluate the
efficacy of a biodegradable stent in the prevention of postoperative
urinary retention after interstitial laser coagulation of the prostate.
Scand J Urol Nephrol. 2000; 34:262-6. [clix] Parodi JC, Schonholz C, Ferreira LM,
Bergan J Endovascular stent-graft treatment of traumatic arterial
lesions. [clx] Stecco K, Meier A, Seiver A, Dake M,
Zarins C Endovascular stent-graft placement for treatment of
traumatic penetrating subclavian artery injury. J Trauma. 2000;48:948-50 [clxi] Brittenden J, McBride K, McInnes G,
Gillespie IN, Bradbury AW The use of endovascular stents in the
treatment of penetrating ulcers of the thoracic aorta. J Vasc Surg. 1999; 30:946-9. [clxii] Petrasek PF, White GH, May J Novel Aortic Reconstruction
Strategies: Endovascular Aneurysm Repair. [clxiii] Grabenwoger M, Hutschala D,
Ehrlich MP, Cartes-Zumelzu F, Thurnher S, Lammer J, Wolner E, Havel M
Thoracic aortic
aneurysms: treatment with endovascular self-expandable stent grafts. Ann Thorac Surg.
2000;69:441-5. [clxiv] Vignali C, Cioni R, Neri E, Petruzzi P, Bargellini I, Sardella S, Ferrari M, Caramella D, Bartolozzi C. Endoluminal treatment of abdominal aortic aneurysms. Abdom Imaging. 2001;26:461-8. | ||||